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mercoledì 19 febbraio 2014

IL FIGLIOL PRODIGO






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Sono notizie che passano inosservate ai più, scorrono sotto gli occhi della massa come lo champagne nelle gole dei più avidi . Per assuefazione, nulla sorprende più.
Eppure, in una nazione evoluta, i “giusti” dovrebbero insorgere e porre lo Stato alle strette, interrogandolo e, se colpevole, punendolo con una pena esemplare.
Qual' è la “notizia” che tanto inorridisce il nostro animo ?
L'arresto di giovani camorristi degli ultimi mesi.
L'ultimo, in ordine di tempo, Mario Riccio, anni 23, a capo del clan Amato-Pagano, uno dei 100 latitanti più pericolosi d'Italia.
Mario, detto Mariano, a 20 anni si gettò nella hollywoodiana latitanza, tanto decantata nei film d'oltreoceano. Lui è ritenuto dagli inquirenti uno dei responsabili della seconda guerra di camorra a Scampia, condannato in secondo grado a 16 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e per droga.
Arrestato all'interno della sua villa a Qualiano, a nord di Napoli, il giovane Riccio non ha opposto resistenza. Insieme a lui nell'abitazione la sua piccola di 7 mesi e la consorte, figlia del boss Cesare Pagano .
Poco più di un anno fa venne arrestato Mariano Abete, figlio del capoclan Arcangelo, di 21 anni.
Pochi giorni prima era toccato a Rosario Guarino detto “Joe Banana” 29enne, pregiudicato, latitante dal Marzo 2011 al vertice del clan del gruppo dei “Girati”.
E l'elenco delle “giovani vittime” potrebbe continuare riportando i nomi dei morti e dei delinquenti ancora liberi.
E' uno scenario di disillusione totale nel Futuro, di sogni infranti e vite spezzate.
Un presente alimentato, perché così è stato deciso, dallo Stato odierno che dalla notte del 24/25 luglio 1943 ha deliberato che il Meridione divenisse, ancora una volta, fucina “militare” da dove attingere soldati da iscrivere nel registro del Ministero della Difesa e, altri, nel registro del Ministero dell'Interno prima e, in seguito, in quello della Giustizia.
I primi indosseranno la mimetica con un tricolore fantoccio cucito sopra, altri vestiranno capi firmati.
E' una sonora sconfitta ogniqualvolta un giovane d'Italia si lascia trascinare nell'oscuro mondo della malavita dove l'ideale della Patria viene sostituito dall'effimero Potere, il tricolore dal “vil denaro”, la gloria dall'infame droga.
Chi, se non la Scuola, ha il dovere di insegnare ai cittadini i fondamentali valori di solidarietà e coesione della Nazione?
Sul banco degli imputati, come prestanome, può essere sì portato il Ministero dell'Istruzione di oggi ma, legati a lui per i piedi, devono seguire tutti gli altri uomini di Governo che dal '46 a oggi si sono susseguiti al Potere, perpetrando uno dei più grandi crimini contro l'Umanità che i cittadini italiani possano ricordare.
Non sono bastati agli invasori israel-americani i bombardamenti a tappeto, gli omicidi chirurgici, le stragi e le carestie. No, hanno dovuto debellare il nemico italiano avvelenando le sue radici culturali, distruggendolo dal suo interno. Solo così, “storpiandolo”, potranno dargli il colpo di grazia al momento opportuno.
Attraverso la Solidarietà nazionale, bisogna fare in modo che il delinquente, diventato tale a causa del contesto malsano dove è nato e vissuto, torni a scaldarsi all'interno del suo focolare domestico, asciugando le proprie lacrime nel sacro tricolore e, rinsavito, intraprenda la strada irradiata della Resurrezione, sua e del suo Popolo. Solo così si potrà dichiarare che lo Stato ha vinto. Altre alternative rigetteranno la nostra Nazione nel profondo buio della Caos primitivo.