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sabato 9 agosto 2014

NEL VIZIO LA VIRTU'



Questo post non ha intenzione di riportare elenchi chilometrici dei danni causati dal fumo e del suo scellerato business .
Questo brevissimo post ha l'obiettivo di sensibilizzare gli incauti fumatori nella loro scelta : la prossima volta che metterete tra le vostre labbra una sigaretta abbiate il "piacere consumistico" di 'infiammare' la testa di una Yesmoke.
Nel vizio troveremo la virtù della consapevolezza.

Firmato
Un non fumatore da sempre

http://yesmoke.eu/it/



giovedì 26 dicembre 2013

UNO DEI TANTI PADRI DELLA REPUBBLICA

E dopo Degasperi, passiamo a VITTORIO EMANUELE ORLANDO

Parlare di Vittorio Emanuele Orlando non è facile. La sua bibliografia è interminabile.
Figura di spicco dell'Italia senza coscienza , dei compromessi parlamentari, della consorteria di Montecitorio,  quella in poche parole liberale , intraprende la strada dell'oblio sotto il governo di Mussolini per riapparire a guerra oramai terminata, nel 1944, dando il suo sporco contributo alla nascita della Repubblica italiana.
Oggi noi vorremmo concentrarci , grazie ad un volume in nostro possesso, sulla sua carica di rappresentante a Parigi della nostra Madre Patria , di colei che ha pianto i suoi 650 mila figli caduti  per l'Amor suo, per donare un avvenire glorioso al proprio Popolo.
"Nel novembre 1918, al termine della "Grande guerra", Orlando, ormai noto come il "Presidente della vittoria", cerca di promuovere l'affermazione degli interessi italiani nella ricostruzione del sistema politico europeo seguita al conflitto. A partire dal gennaio 1919, egli guida la delegazione italiana alla Conferenza di pace di Parigi [...]"
Con queste parole, il sito del Parlamento italiano , descrive la sua figura di presidente del Consiglio nelle ore tragiche della Conferenza di pace.
La Storia, tuttavia, è di tutt'altro avviso e la Verità apre le proprie ali per innalzarsi verso il cielo e mostrare tutta la sua bellezza , da decenni infangata dai prezzolati storici , crumiri dell'educazione nazionale.
Lo scritto che riporteremo è tratto dal primo volume:
STORIA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA di Roberto Farinacci ["CREMONA NUOVA", 1937].
Prima però, vorremmo incidere sul marmo della memoria , l' "involontario" epitaffio di questo signorotto, personaggio di primo piano dell'Italia infeconda e vigliacca  , deputato della Consulta Nazionale italiana prima, e della Costituente poi, apparso su "L’Ora" del 28 luglio 1925:
Se per mafia, infatti, si intende il senso dell’onore portato fino all’esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, portata sino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma induge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte; se per mafia s’intendono questi sentimenti, e questi atteggiamenti, sia pure con i loro eccessi, allora in tal senso si tratta di contrassegni individuali dell’anima siciliana, e mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo“.  [ Intervento di Orlando al cinema Diana di via Ruggero Settimo] 
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 ROBERTO FARINACCI SULLA FIGURA DI S.E. ORLANDO


Orlando, che era stato il patrono di tutti i neutralisti e il garante della loro libertà, era anche un eloquentissimo avvocato degli accomodamenti parlamentari e il rettore delle passioni e dei problemi che non sentiva e non aveva inteso, e doveva guidare e risolvere . Era l'uomo politico più irresoluto e verboso che in quei tempi così drammatici avesse l'Italia al suo comando.
Come tale, egli viveva con tutto il suo vigore e con pieno respiro, siccome un attore illustre e felice, nel vecchio parlamento pre-bellico, dove le parole non convenivano ai fatti e i pensieri alle parole, dove la scena richiedeva periodi sonanti e condecenti per coprire il cinismo o l'ignoranza o le pratiche miserabili dei consorti di tutti i partiti. E i consorti odiavano le decisioni risolute e scherzavano con le idee sorridendo alle passioni, e tenevano per supremo scopo di vita il proprio dominio sul Parlamento, ch'era stato sempre il Comitato supremo dell'amministrazione piccolo-borghese, nemica delle grandi idee e delle imprese nobili e ardite.
Subito dopo l'armistizio , per il quale il Governo italiano aveva concesso agli alleati di sostituirsi alla nostra autorità in tutti i paesi dell'Impero distrutto e di fermare il nostro esercito come indegno della vittoria ch'esso aveva conquistato per tutti, S.E. Orlando avrebbe potuto indire le elezioni, raccogliere gl'Italiani concordi intorno al nuovo Governo, sul programma della pace da concludere, sul piano italiano della pace.
S.E. Vittorio Emanuele Orlando, grande giurista del diritto pubblico, non doveva, non poteva ignorare che la Camera vecchia era senza autorità, già consunta dagli anni della guerra, già distrutta dalla sua stessa o spudorata o dissimulata opposizione alla guerra.
Così, con delittuosa violenza, e con sovrumana insipienza S.E. Vittorio Emanuele Orlando si accinse a dirigere le sorti della Patria senza l'aiuto dei combattenti e senza le esperienze e l'anima della guerra; distrusse l'atout formidabile di quelle nuove energie che l'Italia nuova pur offriva al governo della Patria; si assunse il compito, questo retore del parlamentarismo, di dominare da solo una realtà più grande di lui, a lui ed ai sui invisa e straniera. L'onorevole Orlando non sciolse il Parlamento: la guerra era stata un male, il vecchio Parlamento era l'ideale Parlamento a por rimedio a quel male.
In queste condizioni il Capo del Governo portò a Parigi non l'autorità solenne del popolo vittorioso e la volontà giusta e generosa di una civiltà risorta che aveva donato al mondo delle Nazioni un altro trionfo, ma la coscienza della nostra antica miseria e inferiorità. Portò le contraddizioni verbali fra una pace wilsoniana, illuministica, mitologica, ed una pace storica e veramente duratura, come quella che avrebbe obbedito al principio della giustizia distributiva, che dà a ciascuno il suo, secondo i meriti e il valore e le garanzie obbiettivamente offerte e documentate. Portò infine la sostanziale vacuità retorica e la superficiale furbizia già in uso, splendidamente, nella Camera italiana dei deputati.
[…]
Orlando offrì invece ai potenti la sua sottomissione compiacente, confermò le prove della sua umiltà , offerse i titoli della sua ingenuità di uomo, accomodante e querulo , e disarmò la Patria. Egli era entrato nel Congresso dei Dieci senza esperienza di popoli, di uomini e di problemi, senza passioni e senza idee. Già mancava ai parlamentari italiani, nonché la conoscenza, sì l'animo di una visione mondiale della politica delle Nazioni.
Avevamo regalato – considerare la cosa da un punto di vista strettamente diplomatico – la nostra neutralità nel 1914; avevamo negoziato infelicemente nel 1915 il nostro intervento, trascurando le clausole precise e concrete per l'Oriente e per le Colonie, per gli aiuti finanziari ed economici; avevamo regalato , senza discutere , i nostri soccorsi contro la Bulgaria; avevamo sostituito la Russia contro l'Austria, senza definire i nuovi obblighi degli alleati, secondo lo spirito e la lettera del patto di Londra, che pure obbligava ka Russia a mantenere un minimo di forze contro il comune nemico ; avevamo distrutto l'Impero di Austria, che il patto di Londra , prevedeva ancor vivo e vegeto per il giorno della pace.
[…]
Ora Francia e Inghilterra ostentavano il fastidio del padrone che non ha più bisogno del servo. Orlando riconosceva tale padronanza , non osava discutere le parole e le pretese dei signori, sperava tutto dalla propria riguardosa sottomissione , quasi che le decisioni della Conferenza, le più inique e le più assurde , potessero escludere l'Italia da ogni loro funesta conseguenza, come la venivano escludendo da una gusta compartecipazione alla difesa e al progresso della comune civiltà europea , in ogni parte della terra.
Orlando era tollerato perché si faceva tollerare.







lunedì 11 marzo 2013

ASSASSINI pt. II Ovvero : lo strano caso dell'inchiostro simpatico.


C'è una svolta nella storia trattata tempo fa:
E' di oggi la notizia che i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non torneranno in India . Nasce così una controversia internazionale tra l'Italia e l'India.
Quanto disonore per la disgraziata patria italiana.
Latorre e Girone sono colpevoli di aver ucciso due soldati del lavoro , due pescatori indiani.
Probabile confondere la canna da pesca con la canna del fucile solo in un libro di narrativa anonimo, dove l'autore , smemorato e al suo primo libro, non descrive nei particolari i personaggi della sua storia. In mare è più difficoltoso.
La prova , inutile a dire il vero, che il governo italiano continui orgogliosamente a rivendicare la sua paternità nell'8 settembre , è dato dal comunicato pubblicato oggi:
''All'indomani della sentenza del 18 gennaio 2013 della Corte Suprema indiana l'Italia ha proposto formalmente al Governo di New Delhi l'avvio di un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso, come suggerito dalla stessa Corte, là dove richiamava l'ipotesi di una cooperazione tra Stati nella lotta alla pirateria, secondo quanto prevede la citata Convenzione UNCLOS. Alla luce della mancata risposta dell'India alla richiesta italiana di attivare tali forme di cooperazione, il Governo italiano ritiene che sussista una controversia con l'India avente ad oggetto le regole contenute nella predetta Convenzione e i principi generali di diritto internazionale applicabili alla vicenda''.
Portando indietro le lancette, si cerca di legittimare la natura ignavia italiota.
Con un colpo di spugna si cancella dalla mente del lettore l'ordine cronologico degli avvenimenti – se non gli avvenimenti stessi - e si porta sul proscenio , l'eroismo del Governo.
Quanta malafede! Quanta ignominia!
Con una richiesta del tutto particolare – rientro in Italia per il voto – per un caso così delicato , lo Stato italiano ha beffeggiato uno Stato straniero. Una richiesta di 4 settimane per votare .
Richiesta concessa dallo Stato dell'India ma che in realtà poteva essere elusa seguendo il codice per i militari in missione all'estero.
La risposta del ministro – per conto – Terzi non si fa attendere: "E' uno sviluppo molto positivo e provo grande soddisfazione. Anche perché la decisione conferma il clima di fiducia e collaborazione con le autorità indiane e lascia ben sperare per un positivo esito della vicenda".
Ed oggi, a poche settimane dalle dichiarazioni gioiose del ministro degli Esteri, la notizia del 'gabbo' al paese della curcuma.
“Niente marò” urlano , in concerto, il ministro della Giustizia e della Difesa.
Si sono ricordati , probabilmente, che “ il Governo italiano ritiene che sussista una controversia con l'India avente ad oggetto le regole contenute nella predetta Convenzione -UNCLOS- e i principi generali di diritto internazionale applicabili alla vicenda” .
Caso chiuso quindi. Uno scatto d'orgoglio ha permesso ai due marò di cittadinanza italiana , di rimanere in Italia.
Gettiamo tutto nel camino...
Fermi! Qualcosa non è chiaro. Quel comunicato sembra che abbia ben altre parole al suo interno...perbacco!
Ma tu guarda. Con il calore , le parole scritte con l'inchiostro a base di limone appaiono ai nostri occhi: “niente elicotteri, niente marò”.
Ora sì che si comprende l'atteggiamento del governo. Non comprendete?
Provate a salire di qualche riga. Bene. Lì è la risposta.
“In concerto con il ministro della Giustizia e della Difesa”.
Quella solerte Giustizia italiana che,giusto poche settimane fa, fa esplodere il caso delle tangenti per la commessa dei 12 elicotteri AgustaWestland, controllata da Finmeccanica e che portao l'India a rinunciare alla rimanenza dell'ordine – 9 elicotteri - e ad affidarsi alla Francia -o ad altri Stati-.
Forse una decisione presa in concerto con il ministro della Difesa?
Vendere elicotteri ad uno Stato che condannerà due militari di cittadinanza italiana, avrebbe indignato migliaia di persone e impensierito il governo?
Oppure è stata più “semplicemente” una mossa oligarchica, attraverso le toghe, che ha portato :
  1. al crollo delle azioni di una delle più grandi aziende italiane conosciute nel mondo
  2. a liberare dal vincolo contrattuale lo Stato italiano - l 'India ha rifiutato il proseguo del contratto -
  3. a creare la controversia internazionale tra Italia e India per i due marò ?
Non lo sapremo mai , finché uomini onesti non saliranno al potere e getteranno i faldoni dei 'segreti di Stato' più o meno ufficiali, nelle strade e nelle piazze alla mercé del Popolo.
Nel frattempo non rimane che osservare affranti quello 'scodinzolar' di tricolore intorno al “coraggioso” padrone .

lunedì 24 dicembre 2012

ASSASSINI








Uomini delle Forze armate di Stato che difendono interessi privati.
Questo , in sintesi, sono i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone .
Non sono certo gli unici, si tratta di decine e decine di uomini delle FF.AA che prestano un servizio 'privato' atto a sorvegliare navi che battono, per comodità , bandiera italiana ma che trasportano guadagno per le multinazionali, spesso, del Crimine organizzato.
Gli indignati italiani e 'naturalizzati' come Magda Cristiano Allam che, per mesi, hanno solidarizzato con due assassini in mimetica, hanno collaborato , chi consapevolmente e chi no, a lastricare e quindi a seppellire la Verità per preparare il loro rientro in Italia con una cerimonia istituzionale: “i due sottufficiali del Reggimento San Marco sono stati accolti all'aeroporto di Ciampino dal Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Luigi Binelli, dal ministro degli Esteri Giulio Terzi, e della Difesa Giampaolo Di Paola” si legge su uno dei maggiori quotidiani nazionali.
Il lavorio di dieci mesi ha dato i suoi succulenti frutti. Difatti, l'ex Ministro Ignazio La Russa ha , da subito, strumentalizzato il caso e ha dato il via libera per il loro accesso al Parlamento attraverso il suo neo partito “Fratelli d'Italia - Centrodestra nazionale”:
“Sono pronto a lasciare i migliori posti in lista ai due marò, che devono rientrare e restare in Italia, per svolgere un ruolo in parlamento”.
Una difesa strenua e indecorosa per due ,al momento presunti , assassini.
Nessuna indignazione s'è levata invece per il declino della sovranità nazionale.
Quando accadde l'irreparabile , chi decise il rientro nel porto di Kochi?
Il governo italiano? No.
Ad ordinare al comandante della nave, Umberto Vitelli, quando già si trovava in acque internazionali, di tornare a Kochi in India è stato l’armatore Luigi D’Amato o un suo vicario:
“Fate come dicono loro, tornate a Kochi“.
Una decisione 'privata' che avrà conseguenze diplomatiche internazionali di grande rilievo.
Nel baccano popolare si è riusciti a seppellire, nel più completo disinteresse, due lavoratori indiani, colpevoli di svolgere il loro umile lavoro vicino alla tratta delle petroliere europee.
Che triste destino per loro. Uccisi, una prima volta, perché scambiati per pirati. Uccisi, una seconda, perché appartenenti alla classe proletaria indiana.
Chi ci legge sa come il nostro animo antispecista dissente dalla pesca , come da altre forme di speculazione su esseri senzienti non umani ma, in questo caso, è l'appartenenza di classe che più ci preme mettere in risalto.
Rendiamo onore allo Stato dell'India che , perlomeno fino a questo punto, non si è lasciato intimorire e non ha ceduto a pressioni internazionali per 'difendere' la morte di due suoi cittadini. Due lavoratori, autentici servitori del Popolo.


Breve inciso: la pesca è una fonte economica non indifferente per uno Stato e, solo attraverso una radicale forma di cambiamento dal basso , può cessare la sua esistenza ma non è questo il luogo e il tempo per un'analisi antispecista del problema.
Bisogna considerare anche il fatto che nemmeno in Italia siamo riusciti a bandiere questa inutile pratica millenaria. Inoltre, occorrerebbero maggiori dati e una collaborazione con gruppi indiani per poter sviluppare un'alternativa alla pesca in India.



mercoledì 28 novembre 2012

LEX PACIFERAT

Tremano molti italiani dinanzi a questo simbolo.
Balbettano tanti cittadini pronunciando il suo nome.
Eppure , cosa cambia dal presente, è per noi di difficile comprensione.
Forse perché non è sottoposta alla direzione dei vari letamai nazionali ma esclusivamente ai gioverni attraverso il Cimin?
Ma si può sapere cosa cambia?
Quando mai l'Arma dei carabinieri ha difeso la sovranità di questo Popolo? Quando mai ha risposto a ordini dettati a tutela del Popolo?
Chi paventa un futuro di poliziotti super equipaggiati in ronda per le strade della città  non erra , tuttavia,  la causa non risiede certo nella nascita d'una gendarmeria europea .
E' un progetto ben più remoto e si lega indissolubilmente al secondo conflitto mondiale.
La seconda guerra mondiale ha definitivamente cancellato una qualsivoglia forma di sovranità nazionale.
Da decenni, d'altra parte, uomini di cittadinanza italiana, muoiono in "missioni di pace" all'estero sotto lo stemma della Nato e, i loro corpi rimpatriati, vengono avvolti nel tricolore.
Questo accappona la pelle. Giovani sprovvedute vite troncate per un progetto di conquista mondiale da parte della plutocrazia apolide che, nei governi social democratici , trova il suo braccio operativo.
Lo spettacolo è così lapalissiano che nessuno lo nota.
Invece, basta gettare l'allarme di un complotto di stampo orwelliano  e migliaia di italiani sentono le mutande inumidite. Come mettere un'etichetta nuova ad un cappotto usurato e, voilà, può tornare al centro della vetrina per l'inverno che verrà .
E così, in questa notte piovosa, il conte Klemens von Metternich torna a farci visita, bisbigliando tra le lenzuola, una dolce ninna nanna:
"La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle".





martedì 6 novembre 2012

SUFFRAGIO UNIVERSALE

Dopo settimane di carovana mediatica, siamo giunti al termine della ciclica farsa delle elezioni americane.Il servilismo mostrato dai mass media è aberrante. Elezioni che si svolgono in uno stato straniero, a migliaia di chilometri di distanza, vengono percepite a ragione,  dal cittadino comune , come se avvenissero nel proprio Paese .
Con nonchalance, i telegiornali mostrano le catene che ci legano agli Stati uniti, i quali , a sua volta, sono incatenati mani e piedi alla lobby ebraica .
Quello che noi chiediamo, quindi,  è il suffragio universale: anche gli schiavi vorrebbero partecipare .

venerdì 17 agosto 2012

DIFFUSIONE COMUNICATO I.R.I.B.

 
 
UN INEVITABILE STRAPPO ALL'ORDINARIO .
DI SEGUITO , RIPORTIAMO IL COMUNICATO DELLA REDAZIONE ITALIANA IRIB:
(Massima diffusione)
 
 
Risposta ad articolo quotidiano 'Il Secolo XIX': chi minaccia è Israele e non l'Iran, basta con le bugie agli italiani!
TEHERAN – Dal momento che la Radio in lingua italiana dell'Iran sente il dovere di informare il popolo italiano sulle verità del Medioriente e visto che quattro giornalisti assoldati non devono pensare di poter insinuare indisturbati qualsiasi bugia sull'Iran, è doveroso dare una spiegazione sull'articolo apparso il 17 Agosto 2012 sul sito del quotidiano "Il Secolo XIX".

(Link: http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2012/08/17/APRZ3WDD-israele_ancora_contro.shtml).
Nell'articolo intitolato "L'Iran ancora contro Israele: «È un tumore»", il quotidiano come successo molte altre volte modifica le parole di Ahmadinejad per mostrarlo "aggressivo" mentre il presidente iraniano, in realtà, ha solo affermato che Israele un giorno scomparirà e non certo che qualcuno lo distruggerà o cose del genere.
Per capire bene queste dichiarazioni bisogna spiegare l'idea iraniana sulla Palestina; quando si dice che Israele scomparirà si intende che scomparirà l'attuale regime sionista, proprio come scomparì il regime dell'Apartheid in Sudafrica.
L'Iran ha sempre chiesto che in Palestina tornino i profughi e in un intero paese, cristiani, musulmani ed ebrei votino eleggendo un unico governo.
La questione interessante è che il quotidiano italiano addossa all'Iran la colpa della tensione con Israele e non menziona minimamente le quotidiane minacce di aggressione di Israele all'Iran e non cita naturalmente nessuno dei crimini di Israele e nessuna delle violazioni dei diritti internazionali del regime di TelAviv, l'assassinio dei palestinesi, la costruzione degli insediamenti illegali, l'assedio assassino di Gaza e nemmeno le azioni terroristiche selettive contro gli scienziati iraniani.
Il quotidiano stigmatizza le parole della guida suprema iraniana che aveva definito Israele "una escrescenza artificiale". Ma un regime che è stato creato a tavolino nel 1948 e che occupa le terre palestinesi del dopo '67 e che commette crimini inauditi, e' a dir poco "una escrescenza artificiale".
Il quotidiano italiano che mente in maniera assurda e di brutto, parla solo delle manifestazioni della Giornata Mondiale di Quds (Gerusalemme) a Teheran, ma naturalmente non fa menzione delle manifestazioni che oggi 17 Agosto si sono tenute in 60 nazioni islamiche e non, dalla Malesia all'India, dal Pakistan all'Iran, dal Bahrain alla Tunisia fino ai paesi occidentali come l'Inghilterra.
La questione centrale è che malgrado le sortite di quotidiani del genere (e bisogna dire sinceramente che altri quotidiani italiani scrivono anche più ipocritamente e parzialmente del Secolo XIX), ormai gli italiani e gli europei in generale conoscono benissimo la situazione politica in Medioriente e sanno molto bene che chi minaccia e chi vuole la guerra è l'asse Israele-Stati Uniti e paesi come l'Iran, in realtà, si sono sempre e solamente difesi.


giovedì 26 luglio 2012

'PAESE' DI PROVINCIALOTTI

Ad ennesima riprova di come l'Italia sia sprofondata nel caos più totale, ci giunge in aiuto la campagna mediatica che in questi ultimi mesi, ha tenuto banco nei salottini del 'politicamente corretto': l'abolizione delle province.
Con un colpo di spugna al limite della legalità, la classe politica nostrana ha pensato bene di accorpare diverse province di tutto il territorio nazionale, per ridurre le spese e mostrare che i tagli, il Governo, li sa fare e pure con un certo stile.
Fare apparire l'abolizione delle province come un mero discorso politico di trasparenza è paragonabile allo specchietto utilizzato per fare cadere in trappola le allodole.
Il principio base che ha dato il via all'iter qui preso in esame, nasce dalla considerazione del fatto che chi è stato chiamato a ricoprire un ruolo in provincia (consigliere o portinaio, poco importa) non è stato prodigo al dovere.
In questi giorni, sui media ufficiali, si fa a gara a pubblicare i dati più scandalosi , “come quello di Napoli che in 3 anni -il Consiglio- si è riunito solo 57 volte [..] e in media un consigliere su tre era assente”. (1)
“Via il dente, via il dolore” pare essere la regola per le 'nefandezze provinciali'.
Una stretta di mano prima dei saluti e tutto torna a posto.
Eppure, qualcosa sfugge.
Sfugge , innanzitutto, che , in un Paese civile e dotato di buon senso, prima di chiudere 'baracca e burattini' si sarebbero aperte istruttorie e portato sul banco degli imputati chi ha commesso tali inadempienze, in secondo luogo si sarebbe data origine ad una commissione d'inchiesta per valutare se effettivamente tali enti siano inutili e, solo dopo un accurato studio , si sarebbe dato inizio all'iter per l'abolizione delle province.
Qualcuno, a dire il vero un po' meno sornione di altri, non crede alla buona fede del Governo e denuncia che che questa sia una manovra per 'tagliare le gambe' alla Lega Nord di Bossi , la quale, ne uscirebbe disfatta visto che molti suoi uomini si sono insidiati negli uffici provinciali finiti nel mirino della manovra.
Pur riconoscendogli uno spirito critico più accentuato di altri connazionali, l'analista in questione cade in errore. I ruoli , teoricamente, sono temporali e , dopo la bufera che si è abbattuta negli ultimi mesi sul partito del Senatur, possiamo stare certi che molti uffici rimarranno spogli di simboli padani alle prossime elezioni.
La realtà dei fatti, secondo il nostro punto di vista, ci porta a pensare che l'operazione iniziata mesi or sono, è esiziale per i cittadini italiani, più di quello che si possa imamginare.
Viviamo in un'era dove il singolo individuo viene rapito da quel senso di irrequietezza e di solitudine che lo vede solo contro tutti, contro una mostruosa macchina chiamata Burocrazia.
Non esiste un ente pubblico , in Italia, dove il cittadino venga trattato come tale. Quando mettiamo piede negli uffici pubblici , una sensazione sgradevole ci attanaglia lo stomaco , facendo sentire la nostra presenza inopportuna.
Il muro invisibile che si para tra noi e gli addetti statali è percepito come insormontabile dalla nostra mente.
Code, aria viziata, l'automa allo sportello privo di sorrisi, muri sporchi e apparecchiature elettroniche inadeguate, fanno diventare i 'nostri' uffici pubblici la tomba della nostra pazienza.
Tuttavia , non ce la sentiamo di chiedere la loro abrogazione 'solo' perché esistono tanti esseri che vegetano, pesando sulle nostre tasche , all'interno degli enti provinciali.
Uno Stato se vuole essere accostato dal termine 'Sociale' , deve intervenire a correggere la malformazione che costringe questa pianta, nata sana, ad una esistenza da parassita .
D'altro canto, il fondamento dal quale trae origine la proposta di abolizione, è applicabile alla Magistratura, alla Sanità e a tutto quello che riguarda la “Cosa Pubblica” ma nessuno osa proferire parola .
Il malcostume dilagante e irrefrenabile che domina all'interno dei tribunali , non comporta conseguenze ben più gravi che un consiglio provinciale che si riunisce solo una sessantina di volte in tre anni?
O vogliamo forse accostare il problema 'Province' agli ospedali italiani?
Perché nessuno propone un vero intervento risanante ?
Non proponiamo sicuramente una privatizzazione tuttavia chiediamo se il dilemma “Province Sì, Province No, Meno Province” sia veramente di vitale importanza in un momento critico come quello in cui stiamo vivendo.
Chiediamo ai lettori di riflettere su questo .
Dopodiché vi proponiamo un'altra analisi:
In Italia, esiste un Ente ben più simile alla mignatta che non la Provincia e quell'Ente si chiama Regione.
Un Ente a sé, che vive nell'ombra dei contribuenti e che in cambio dona la sua immagine dirompente nei capoluoghi italiani.
Fasti e decori sono i suoi crucci.
Stipendi da capogiro e poltrone su prenotazione sono le sue caratteristiche.
Dal loro concepimento passarono vent'anni prima di vedere la luce. Una gestazione più che mai travagliata.
Perché allora non chiedere la loro abolizione e con i soldi risparmiati, creare veri sportelli al servizio del contribuente , più vicini al cittadino ?
Probabilmente perché , la Repubblica italiana soffre d'orticaria quando sente nominare, anche solo lontanamente, la parola Sociale.


[Forse, quando capiremo che tutto quello che il Padrone fa non nasce da uno spirito di abnegazione per il suo Schiavo ma solo per impossessarsi ogni giorno di più di un pizzico della sua libertà, allora scopriremo il caldo sole della Libertà]





martedì 22 maggio 2012

IMMUNITA' ATLANTICA



La miseria umana nella quale vegeta la politica italiana non conosce fine e continua senza sosta ad inabissare l'intera penisola sui fondali della Storia, senza che nessuno provi a invertire questa nefasta rotta.
La vergognosa epoca in cui viviamo , permette all'Italia plutocratica di riconoscere un gruppo terroristico ed eversivo come il Cns di Bourhan Ghalioun nel più completo disinteresse della popolazione.
E' di pochi giorni fa la notizia del ricevimento a Roma, da parte del ministro degli Esteri italiano, del presidente del Consiglio nazionale siriano, Bourhan Ghalioun.
Costui è oramai disconosciuto persino dalla maggior parte dei comitati locali siriani d'opposizione a causa del suo essere “ostaggio della Fratellanza Musulmana” tuttavia, in Italia, riceve gli onori riservati ai capi di Stato stranieri.
Non ci sono dubbi che l'incontro avvenuto a Roma non è stato altro che un incontro a fini commerciali tra due cittadini comuni , assurti “autonomamente” a rappresentanti di Popolo ma che, in realtà, non rappresentano altro che gli interessi di società private pronte ad investire nella Siria post Assad.
Un paese come l'Italia che si definisce civile, può accogliere un criminale come Bourhan Ghalioun esclusivamente per intraprendere un processo internazionale per crimini contro l'umanità.
La scia di sangue che questo “uomo” lascia dietro di sé ha però il riflesso del Potere Atlantico e la sua immunità è data dal suo servilismo verso i padroni sion-americani , 'qualità' che lo pone al di sopra della legge , eleggendolo paladino della libertà ; libertà per i plutocrati , s'intende, di aprire nuovi mercati in una terra dove la sovranità di un Popolo sta resistendo da più di 14 mesi da attacchi infami interni ed esterni.
Dovremmo quindi concludere che la democratica Italia è veramente così miope dinanzi al sanguinario terrorismo da posare lo sguardo altrove senza protestare ?
Sì, se esso indossa il cilindro a stelle e strisce di zio Sam , un po' meno se esso riveste i panni del proletariato affamato di giustizia sociale.
Se le strade di Roma, difatti, si sono viste orfane di proteste, quelle di Genova erano gremite da migliaia di persone scese in piazza per dire “No al terrorismo” , una reazione civile voluta dai sindacati, dai partiti e da Confindustria a dieci giorni dall'attentato all'Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.
Una sfilata d'alta moda della società civile .
Sigle che da sempre sono in guerra per la supremazia sul Popolo ora sono strette sotto lo stesso ombrello , al riparo dalla rabbia proletaria che vede in loro, il cancro da estirpare.
L'attentato a Roberto Adinolfi ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, di come i sindacati , i partiti e gli industriali siano organi interni della mignatta che sta , inesorabilmente, togliendo ogni speranza di vita alla nostra Patria.
Il silenzio regnante nelle strade di Roma e il chiasso di Genova sono il sintomo di una coscienza popolare andata perduta , sostituita da una fiducia di comodo per le Istituzioni che porterà il Paese alla distruzione totale della libertà del singolo individuo, in cambio di un rassicurante funerale.
Ma il cuore della coscienza continua a battere e il suo battito risveglierà gli animi assopiti degli italiani, donandogli la gioia di vivere e di lottare per un mondo migliore, dove, ad esempio, l'unica accoglienza riservata a Bourhan Ghalioun sarà in un carcere di massima sicurezza .