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lunedì 11 marzo 2013

ASSASSINI pt. II Ovvero : lo strano caso dell'inchiostro simpatico.


C'è una svolta nella storia trattata tempo fa:
E' di oggi la notizia che i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non torneranno in India . Nasce così una controversia internazionale tra l'Italia e l'India.
Quanto disonore per la disgraziata patria italiana.
Latorre e Girone sono colpevoli di aver ucciso due soldati del lavoro , due pescatori indiani.
Probabile confondere la canna da pesca con la canna del fucile solo in un libro di narrativa anonimo, dove l'autore , smemorato e al suo primo libro, non descrive nei particolari i personaggi della sua storia. In mare è più difficoltoso.
La prova , inutile a dire il vero, che il governo italiano continui orgogliosamente a rivendicare la sua paternità nell'8 settembre , è dato dal comunicato pubblicato oggi:
''All'indomani della sentenza del 18 gennaio 2013 della Corte Suprema indiana l'Italia ha proposto formalmente al Governo di New Delhi l'avvio di un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso, come suggerito dalla stessa Corte, là dove richiamava l'ipotesi di una cooperazione tra Stati nella lotta alla pirateria, secondo quanto prevede la citata Convenzione UNCLOS. Alla luce della mancata risposta dell'India alla richiesta italiana di attivare tali forme di cooperazione, il Governo italiano ritiene che sussista una controversia con l'India avente ad oggetto le regole contenute nella predetta Convenzione e i principi generali di diritto internazionale applicabili alla vicenda''.
Portando indietro le lancette, si cerca di legittimare la natura ignavia italiota.
Con un colpo di spugna si cancella dalla mente del lettore l'ordine cronologico degli avvenimenti – se non gli avvenimenti stessi - e si porta sul proscenio , l'eroismo del Governo.
Quanta malafede! Quanta ignominia!
Con una richiesta del tutto particolare – rientro in Italia per il voto – per un caso così delicato , lo Stato italiano ha beffeggiato uno Stato straniero. Una richiesta di 4 settimane per votare .
Richiesta concessa dallo Stato dell'India ma che in realtà poteva essere elusa seguendo il codice per i militari in missione all'estero.
La risposta del ministro – per conto – Terzi non si fa attendere: "E' uno sviluppo molto positivo e provo grande soddisfazione. Anche perché la decisione conferma il clima di fiducia e collaborazione con le autorità indiane e lascia ben sperare per un positivo esito della vicenda".
Ed oggi, a poche settimane dalle dichiarazioni gioiose del ministro degli Esteri, la notizia del 'gabbo' al paese della curcuma.
“Niente marò” urlano , in concerto, il ministro della Giustizia e della Difesa.
Si sono ricordati , probabilmente, che “ il Governo italiano ritiene che sussista una controversia con l'India avente ad oggetto le regole contenute nella predetta Convenzione -UNCLOS- e i principi generali di diritto internazionale applicabili alla vicenda” .
Caso chiuso quindi. Uno scatto d'orgoglio ha permesso ai due marò di cittadinanza italiana , di rimanere in Italia.
Gettiamo tutto nel camino...
Fermi! Qualcosa non è chiaro. Quel comunicato sembra che abbia ben altre parole al suo interno...perbacco!
Ma tu guarda. Con il calore , le parole scritte con l'inchiostro a base di limone appaiono ai nostri occhi: “niente elicotteri, niente marò”.
Ora sì che si comprende l'atteggiamento del governo. Non comprendete?
Provate a salire di qualche riga. Bene. Lì è la risposta.
“In concerto con il ministro della Giustizia e della Difesa”.
Quella solerte Giustizia italiana che,giusto poche settimane fa, fa esplodere il caso delle tangenti per la commessa dei 12 elicotteri AgustaWestland, controllata da Finmeccanica e che portao l'India a rinunciare alla rimanenza dell'ordine – 9 elicotteri - e ad affidarsi alla Francia -o ad altri Stati-.
Forse una decisione presa in concerto con il ministro della Difesa?
Vendere elicotteri ad uno Stato che condannerà due militari di cittadinanza italiana, avrebbe indignato migliaia di persone e impensierito il governo?
Oppure è stata più “semplicemente” una mossa oligarchica, attraverso le toghe, che ha portato :
  1. al crollo delle azioni di una delle più grandi aziende italiane conosciute nel mondo
  2. a liberare dal vincolo contrattuale lo Stato italiano - l 'India ha rifiutato il proseguo del contratto -
  3. a creare la controversia internazionale tra Italia e India per i due marò ?
Non lo sapremo mai , finché uomini onesti non saliranno al potere e getteranno i faldoni dei 'segreti di Stato' più o meno ufficiali, nelle strade e nelle piazze alla mercé del Popolo.
Nel frattempo non rimane che osservare affranti quello 'scodinzolar' di tricolore intorno al “coraggioso” padrone .

lunedì 24 dicembre 2012

ASSASSINI








Uomini delle Forze armate di Stato che difendono interessi privati.
Questo , in sintesi, sono i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone .
Non sono certo gli unici, si tratta di decine e decine di uomini delle FF.AA che prestano un servizio 'privato' atto a sorvegliare navi che battono, per comodità , bandiera italiana ma che trasportano guadagno per le multinazionali, spesso, del Crimine organizzato.
Gli indignati italiani e 'naturalizzati' come Magda Cristiano Allam che, per mesi, hanno solidarizzato con due assassini in mimetica, hanno collaborato , chi consapevolmente e chi no, a lastricare e quindi a seppellire la Verità per preparare il loro rientro in Italia con una cerimonia istituzionale: “i due sottufficiali del Reggimento San Marco sono stati accolti all'aeroporto di Ciampino dal Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Luigi Binelli, dal ministro degli Esteri Giulio Terzi, e della Difesa Giampaolo Di Paola” si legge su uno dei maggiori quotidiani nazionali.
Il lavorio di dieci mesi ha dato i suoi succulenti frutti. Difatti, l'ex Ministro Ignazio La Russa ha , da subito, strumentalizzato il caso e ha dato il via libera per il loro accesso al Parlamento attraverso il suo neo partito “Fratelli d'Italia - Centrodestra nazionale”:
“Sono pronto a lasciare i migliori posti in lista ai due marò, che devono rientrare e restare in Italia, per svolgere un ruolo in parlamento”.
Una difesa strenua e indecorosa per due ,al momento presunti , assassini.
Nessuna indignazione s'è levata invece per il declino della sovranità nazionale.
Quando accadde l'irreparabile , chi decise il rientro nel porto di Kochi?
Il governo italiano? No.
Ad ordinare al comandante della nave, Umberto Vitelli, quando già si trovava in acque internazionali, di tornare a Kochi in India è stato l’armatore Luigi D’Amato o un suo vicario:
“Fate come dicono loro, tornate a Kochi“.
Una decisione 'privata' che avrà conseguenze diplomatiche internazionali di grande rilievo.
Nel baccano popolare si è riusciti a seppellire, nel più completo disinteresse, due lavoratori indiani, colpevoli di svolgere il loro umile lavoro vicino alla tratta delle petroliere europee.
Che triste destino per loro. Uccisi, una prima volta, perché scambiati per pirati. Uccisi, una seconda, perché appartenenti alla classe proletaria indiana.
Chi ci legge sa come il nostro animo antispecista dissente dalla pesca , come da altre forme di speculazione su esseri senzienti non umani ma, in questo caso, è l'appartenenza di classe che più ci preme mettere in risalto.
Rendiamo onore allo Stato dell'India che , perlomeno fino a questo punto, non si è lasciato intimorire e non ha ceduto a pressioni internazionali per 'difendere' la morte di due suoi cittadini. Due lavoratori, autentici servitori del Popolo.


Breve inciso: la pesca è una fonte economica non indifferente per uno Stato e, solo attraverso una radicale forma di cambiamento dal basso , può cessare la sua esistenza ma non è questo il luogo e il tempo per un'analisi antispecista del problema.
Bisogna considerare anche il fatto che nemmeno in Italia siamo riusciti a bandiere questa inutile pratica millenaria. Inoltre, occorrerebbero maggiori dati e una collaborazione con gruppi indiani per poter sviluppare un'alternativa alla pesca in India.