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martedì 10 giugno 2014

I FANTASTICI 4


Mario Monti, John Elkann, Franco Bernabè e  Monica Maggioni hanno partecipato all'incontro del Gruppo Bilderberg di Copenaghen, tenutosi dal 29 maggio al 1° giugno.
Per questo motivo, in uno Stato dove la Sovranità nazionale dovrebbe essere tutelata, dovrebbero essere immediatamente rimossi dagli incarichi istituzionali e/o strategici a loro assegnati.

"Chi, col proprio Lavoro, favorisce gli interessi di potenze straniere in Patria, deve essere portato in esilio forzato oltre il confine nazionale".

lunedì 10 marzo 2014

UNA GUERRA RAFFREDDATA


Nel febbraio 1945, volarono a Yalta i rappresentanti delle Comunità Ebraiche dei tre “continenti politici” del Mondo:
Churchill per l'Inghilterra, Roosevelt per gli Stati Uniti e Stalin per la Russia.
Oltre a definire più dettagliatamente i confini d'influenza diretta (Yalta altro non fu che la punta di un immenso iceberg diplomatico) decisero di orchestrare la più grande e tragica messinscena di tutti i tempi ai danni dell'Umanità: lo scontro tra Est e Ovest, tra fantasiosi equilibri geopolitici (il Comandante Guevara, a ragione, negava la geopolitica come scienza) e comici spionaggi hollywoodiani.
D'altro canto, per obliare nel sentimento comune il periodo di immensa Luce dato all'Europa dalla Germania Nazionalsocialista e dall'Italia Fascista, essi furono obbligati a creare l'attuale bipolarismo, l'unico Sistema in grado di assicurare ricchezza e potere all'Ebraismo internazionale.
Due forze apparentemente in contrasto per l'egemonia delle terre emerse avrebbero spinto spontaneamente la popolazione mondiale a schierarsi
ingenuamente da una parte o dall'altra, o con la Plutocrazia Occidentale o con l'Oligarchia Orientale; non comprendendo che la Libertà non contempla compromessi .

Laddove la Sovranità popolare ha preso il Potere, con tutti i difetti naturali dati dall'opera umana, non si sono fatti attendere bussare alla porta gli “agenti di commercio” della Grande Israele.

Prendete ad esempio Cuba e la celeberrima “crisi dei missili”.
L'accordo Vietnam del Nord e Russia del settembre 1967.
I rapporti sempre tesi tra la Cina Popolare e l'Urss.
La storia dell'Afghanistan dei Talebani o dell'Iraq di Saddam...
Fino a che il Paese sotto tiro “giura” fedeltà ad una delle due maschere di Re Salomone, tutto può continuare come prima, tranne per i rapporti economici s'intende. Essi devono necessariamente prendere una strada ben precisa, pagare cioè un vero e proprio pizzo agli Stati Uniti o alla Russia, pena guerre sanguinose e/o sanzioni e embarghi (eccelso l'esempio di Cuba).
Alzatevi ordunque e spingete il vostro sguardo, per comprendere la Storia e il Presente, sulla Libia di Gheddafi o sull'Iraq di Saddam, andate oltre e ammirate la Grande Serbia di Milosevic e fermatevi più in alto, dove sorge quel “fittizio” muro, ignobile costruzione della bestia umana.
Altro posto non potevano scegliere gli sciacalli dell'Alta Finanza :
Berlino doveva essere mònito per tutti i Popoli del globo terrestre e un insegnamento per il cittadino del mondo.
La Volontà di autodeterminazione porta seco il seme della Libertà, l'unico che può mettere fine all'immondo regno d'Israele.

mercoledì 19 febbraio 2014

IL FIGLIOL PRODIGO






Link della notizia


Sono notizie che passano inosservate ai più, scorrono sotto gli occhi della massa come lo champagne nelle gole dei più avidi . Per assuefazione, nulla sorprende più.
Eppure, in una nazione evoluta, i “giusti” dovrebbero insorgere e porre lo Stato alle strette, interrogandolo e, se colpevole, punendolo con una pena esemplare.
Qual' è la “notizia” che tanto inorridisce il nostro animo ?
L'arresto di giovani camorristi degli ultimi mesi.
L'ultimo, in ordine di tempo, Mario Riccio, anni 23, a capo del clan Amato-Pagano, uno dei 100 latitanti più pericolosi d'Italia.
Mario, detto Mariano, a 20 anni si gettò nella hollywoodiana latitanza, tanto decantata nei film d'oltreoceano. Lui è ritenuto dagli inquirenti uno dei responsabili della seconda guerra di camorra a Scampia, condannato in secondo grado a 16 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e per droga.
Arrestato all'interno della sua villa a Qualiano, a nord di Napoli, il giovane Riccio non ha opposto resistenza. Insieme a lui nell'abitazione la sua piccola di 7 mesi e la consorte, figlia del boss Cesare Pagano .
Poco più di un anno fa venne arrestato Mariano Abete, figlio del capoclan Arcangelo, di 21 anni.
Pochi giorni prima era toccato a Rosario Guarino detto “Joe Banana” 29enne, pregiudicato, latitante dal Marzo 2011 al vertice del clan del gruppo dei “Girati”.
E l'elenco delle “giovani vittime” potrebbe continuare riportando i nomi dei morti e dei delinquenti ancora liberi.
E' uno scenario di disillusione totale nel Futuro, di sogni infranti e vite spezzate.
Un presente alimentato, perché così è stato deciso, dallo Stato odierno che dalla notte del 24/25 luglio 1943 ha deliberato che il Meridione divenisse, ancora una volta, fucina “militare” da dove attingere soldati da iscrivere nel registro del Ministero della Difesa e, altri, nel registro del Ministero dell'Interno prima e, in seguito, in quello della Giustizia.
I primi indosseranno la mimetica con un tricolore fantoccio cucito sopra, altri vestiranno capi firmati.
E' una sonora sconfitta ogniqualvolta un giovane d'Italia si lascia trascinare nell'oscuro mondo della malavita dove l'ideale della Patria viene sostituito dall'effimero Potere, il tricolore dal “vil denaro”, la gloria dall'infame droga.
Chi, se non la Scuola, ha il dovere di insegnare ai cittadini i fondamentali valori di solidarietà e coesione della Nazione?
Sul banco degli imputati, come prestanome, può essere sì portato il Ministero dell'Istruzione di oggi ma, legati a lui per i piedi, devono seguire tutti gli altri uomini di Governo che dal '46 a oggi si sono susseguiti al Potere, perpetrando uno dei più grandi crimini contro l'Umanità che i cittadini italiani possano ricordare.
Non sono bastati agli invasori israel-americani i bombardamenti a tappeto, gli omicidi chirurgici, le stragi e le carestie. No, hanno dovuto debellare il nemico italiano avvelenando le sue radici culturali, distruggendolo dal suo interno. Solo così, “storpiandolo”, potranno dargli il colpo di grazia al momento opportuno.
Attraverso la Solidarietà nazionale, bisogna fare in modo che il delinquente, diventato tale a causa del contesto malsano dove è nato e vissuto, torni a scaldarsi all'interno del suo focolare domestico, asciugando le proprie lacrime nel sacro tricolore e, rinsavito, intraprenda la strada irradiata della Resurrezione, sua e del suo Popolo. Solo così si potrà dichiarare che lo Stato ha vinto. Altre alternative rigetteranno la nostra Nazione nel profondo buio della Caos primitivo.

giovedì 26 dicembre 2013

UNO DEI TANTI PADRI DELLA REPUBBLICA

E dopo Degasperi, passiamo a VITTORIO EMANUELE ORLANDO

Parlare di Vittorio Emanuele Orlando non è facile. La sua bibliografia è interminabile.
Figura di spicco dell'Italia senza coscienza , dei compromessi parlamentari, della consorteria di Montecitorio,  quella in poche parole liberale , intraprende la strada dell'oblio sotto il governo di Mussolini per riapparire a guerra oramai terminata, nel 1944, dando il suo sporco contributo alla nascita della Repubblica italiana.
Oggi noi vorremmo concentrarci , grazie ad un volume in nostro possesso, sulla sua carica di rappresentante a Parigi della nostra Madre Patria , di colei che ha pianto i suoi 650 mila figli caduti  per l'Amor suo, per donare un avvenire glorioso al proprio Popolo.
"Nel novembre 1918, al termine della "Grande guerra", Orlando, ormai noto come il "Presidente della vittoria", cerca di promuovere l'affermazione degli interessi italiani nella ricostruzione del sistema politico europeo seguita al conflitto. A partire dal gennaio 1919, egli guida la delegazione italiana alla Conferenza di pace di Parigi [...]"
Con queste parole, il sito del Parlamento italiano , descrive la sua figura di presidente del Consiglio nelle ore tragiche della Conferenza di pace.
La Storia, tuttavia, è di tutt'altro avviso e la Verità apre le proprie ali per innalzarsi verso il cielo e mostrare tutta la sua bellezza , da decenni infangata dai prezzolati storici , crumiri dell'educazione nazionale.
Lo scritto che riporteremo è tratto dal primo volume:
STORIA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA di Roberto Farinacci ["CREMONA NUOVA", 1937].
Prima però, vorremmo incidere sul marmo della memoria , l' "involontario" epitaffio di questo signorotto, personaggio di primo piano dell'Italia infeconda e vigliacca  , deputato della Consulta Nazionale italiana prima, e della Costituente poi, apparso su "L’Ora" del 28 luglio 1925:
Se per mafia, infatti, si intende il senso dell’onore portato fino all’esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, portata sino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma induge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte; se per mafia s’intendono questi sentimenti, e questi atteggiamenti, sia pure con i loro eccessi, allora in tal senso si tratta di contrassegni individuali dell’anima siciliana, e mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo“.  [ Intervento di Orlando al cinema Diana di via Ruggero Settimo] 
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 ROBERTO FARINACCI SULLA FIGURA DI S.E. ORLANDO


Orlando, che era stato il patrono di tutti i neutralisti e il garante della loro libertà, era anche un eloquentissimo avvocato degli accomodamenti parlamentari e il rettore delle passioni e dei problemi che non sentiva e non aveva inteso, e doveva guidare e risolvere . Era l'uomo politico più irresoluto e verboso che in quei tempi così drammatici avesse l'Italia al suo comando.
Come tale, egli viveva con tutto il suo vigore e con pieno respiro, siccome un attore illustre e felice, nel vecchio parlamento pre-bellico, dove le parole non convenivano ai fatti e i pensieri alle parole, dove la scena richiedeva periodi sonanti e condecenti per coprire il cinismo o l'ignoranza o le pratiche miserabili dei consorti di tutti i partiti. E i consorti odiavano le decisioni risolute e scherzavano con le idee sorridendo alle passioni, e tenevano per supremo scopo di vita il proprio dominio sul Parlamento, ch'era stato sempre il Comitato supremo dell'amministrazione piccolo-borghese, nemica delle grandi idee e delle imprese nobili e ardite.
Subito dopo l'armistizio , per il quale il Governo italiano aveva concesso agli alleati di sostituirsi alla nostra autorità in tutti i paesi dell'Impero distrutto e di fermare il nostro esercito come indegno della vittoria ch'esso aveva conquistato per tutti, S.E. Orlando avrebbe potuto indire le elezioni, raccogliere gl'Italiani concordi intorno al nuovo Governo, sul programma della pace da concludere, sul piano italiano della pace.
S.E. Vittorio Emanuele Orlando, grande giurista del diritto pubblico, non doveva, non poteva ignorare che la Camera vecchia era senza autorità, già consunta dagli anni della guerra, già distrutta dalla sua stessa o spudorata o dissimulata opposizione alla guerra.
Così, con delittuosa violenza, e con sovrumana insipienza S.E. Vittorio Emanuele Orlando si accinse a dirigere le sorti della Patria senza l'aiuto dei combattenti e senza le esperienze e l'anima della guerra; distrusse l'atout formidabile di quelle nuove energie che l'Italia nuova pur offriva al governo della Patria; si assunse il compito, questo retore del parlamentarismo, di dominare da solo una realtà più grande di lui, a lui ed ai sui invisa e straniera. L'onorevole Orlando non sciolse il Parlamento: la guerra era stata un male, il vecchio Parlamento era l'ideale Parlamento a por rimedio a quel male.
In queste condizioni il Capo del Governo portò a Parigi non l'autorità solenne del popolo vittorioso e la volontà giusta e generosa di una civiltà risorta che aveva donato al mondo delle Nazioni un altro trionfo, ma la coscienza della nostra antica miseria e inferiorità. Portò le contraddizioni verbali fra una pace wilsoniana, illuministica, mitologica, ed una pace storica e veramente duratura, come quella che avrebbe obbedito al principio della giustizia distributiva, che dà a ciascuno il suo, secondo i meriti e il valore e le garanzie obbiettivamente offerte e documentate. Portò infine la sostanziale vacuità retorica e la superficiale furbizia già in uso, splendidamente, nella Camera italiana dei deputati.
[…]
Orlando offrì invece ai potenti la sua sottomissione compiacente, confermò le prove della sua umiltà , offerse i titoli della sua ingenuità di uomo, accomodante e querulo , e disarmò la Patria. Egli era entrato nel Congresso dei Dieci senza esperienza di popoli, di uomini e di problemi, senza passioni e senza idee. Già mancava ai parlamentari italiani, nonché la conoscenza, sì l'animo di una visione mondiale della politica delle Nazioni.
Avevamo regalato – considerare la cosa da un punto di vista strettamente diplomatico – la nostra neutralità nel 1914; avevamo negoziato infelicemente nel 1915 il nostro intervento, trascurando le clausole precise e concrete per l'Oriente e per le Colonie, per gli aiuti finanziari ed economici; avevamo regalato , senza discutere , i nostri soccorsi contro la Bulgaria; avevamo sostituito la Russia contro l'Austria, senza definire i nuovi obblighi degli alleati, secondo lo spirito e la lettera del patto di Londra, che pure obbligava ka Russia a mantenere un minimo di forze contro il comune nemico ; avevamo distrutto l'Impero di Austria, che il patto di Londra , prevedeva ancor vivo e vegeto per il giorno della pace.
[…]
Ora Francia e Inghilterra ostentavano il fastidio del padrone che non ha più bisogno del servo. Orlando riconosceva tale padronanza , non osava discutere le parole e le pretese dei signori, sperava tutto dalla propria riguardosa sottomissione , quasi che le decisioni della Conferenza, le più inique e le più assurde , potessero escludere l'Italia da ogni loro funesta conseguenza, come la venivano escludendo da una gusta compartecipazione alla difesa e al progresso della comune civiltà europea , in ogni parte della terra.
Orlando era tollerato perché si faceva tollerare.







lunedì 26 agosto 2013

VITE "A PERDERE" ?

Foto tratta da Tg 24 Siria (pagina Facebook)

Gli ispettori dell'Onu caduti nell'imboscata di oggi sono attori di prim'ordine o semplici comparse ? Sono a conoscenza del piano militar-mediatico in atto in Siria o sono inermi spettatori ?
Sono vite "a perdere" per il burattinaio imperialista?





martedì 20 agosto 2013

"MORS TUA , VITA MEA"





Lo scribacchino ecclesiastico, Alcide Degasperi, nasce il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino.
La sua esistenza giovanile non lascia segni nella storia d'Italia. "Austriacante" per convenienza, cattolico per passione economica, Alcide è il classico esempio di quell'italyota che per decenni ha vegetato nel pantano intriso di sangue dei nostri Eroi patrioti, differenziandosi da altre “mignatte” per la sua spassosa soggezione all' istituto -di credito- della Chiesa
In una Terra come l'Italia dove ogni città dedica una via all'irredento Cesare Battisti, la figura di Degasperi andrebbe cancellata per sempre, lasciata alle spalle con malinconica rassegnazione – non si piange sulle disgrazie – e “sommersa” dai corpi degli Italiani caduti con il cuore rivolto verso il sacro Tricolore.
Ma questa Terra è divenuta dopo la seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24/25 luglio 1943, terra di predoni e sciacalli , i quali, conoscono le regole dell'Uomo e sanno che la Storia deve essere, in un certo qual modo, bilanciata. Costretti a ricordare Cesare Battisti -la sua figura non reca danno al Giudaismo internazionale – per poter “sanificare” il Degasperi e gli uomini della sua stessa bassezza morale . Un boccone amaro tutto sommato digeribile per vigliacchi del loro rango.
Non ricordare Battisti avrebbe, difatti, dato la possibilità agli Storici – se mai ne esistessero ancora – di indagare a fondo nella nefanda esistenza trascorsa sotto la protezione della Banca Vaticana -alias Vaticano- , del 'nostro' Degasperi, padre della 'fasulla' Costituzione italiana e dell'Europa delle Lobby.
Portare luce sul giovane Degasperi è impresa ardua . E' talmente nascosta negli anfratti della Storia italiana che il Sole prova una invincibile ripugnanza a 'lanciare' i suoi gioiosi raggi in tali tortuosi recessi. Ci vogliamo occupare dei suoi “primi anni” di vita politica perché sarebbe fin troppo semplice disquisire sulla sua fuga nelle “polverose” biblioteche vaticane durante il Regime.
La nostra ricerca quindi si spinge sin al 1909.
Si trovano labili tracce di uno strano scontro 'ideologico' nelle varie biografie del mancato insottanato.
Questo “scontro” sarebbe avvenuto tra il Degasperi (direttore de Trentino -già Voce Cattolica-) e il Mussolini (Il Popolo), quest'ultimo additato da tutte le varie fonti, come socialista anticlericale, dando così per scontato al superficiale lettore che l'intera colpa del diverbio sia del futuro Duce d'Italia.
La realtà, come spesso accade, è diversa da come viene raccontata da chi è sopravvissuto e ha goduto dei benefici della morte altrui. Mors tua , vita mea !
Diamo quindi ora spazio agli articoli, da noi reperiti, del socialista anticlericale quasi demoniaco Benito Mussolini. In un processo, dopo tutto, le parti da ascoltare sono sempre due: persino in un Paese dove la democrazia è solamente una maschera di cera...
Attenti quindi al calore emanato dai nostri riflettori: potrebbero molto presto mostrare il vostro vero volto !


NOTE:
Il Popolo, giornale socialista di Trento. Direttore e proprietario Cesare Battisti Il 2 agosto 1909, Benito Mussolini è nominato redattore capo di questo giornale.


Il Trentino, già La Voce cattolica, organo del partito Trentino, diretto dal dott. Alcide De Gasperi. Nel giornale collaborano diversi sacerdoti.


Articolo 1
http://www.scribd.com/doc/161594375/PERCHE-CI-ORGANIZZIAMO


Articolo2
http://www.scribd.com/doc/161594866/i-Giornalisti-Clericali-Spie
- ai signori dell’organo clericale e alla loro lunga « soffiata da spie » che dimostra com’essi avrebbero seguito la migliore carriera entrando nelle questure del vicino nonché bello italo regno.
- Che cosa ha voluto lo scribivendolo clericale col suo lungo sproloquio?


Articolo3
http://www.scribd.com/doc/161595009/Il-Vilissimo-Mestiere
- a Trento, ci sono i « vilissimi » mestieranti del giornalismo che hanno un cuore avvelenato dall’odio settario e un cervello senza fosforo. Ci sono gli ignobili scriba che non hanno il coraggio di sostenere e difendere l’opera della loro penna venduta.


- Voglio solo documentare l’ignominia dei « vilissimi mestieranti » del giornalismo clericale.


-Torna il Degasperi, direttore del giornale. C’è un vice-direttore insottanato ed un vagellante sgrammaticato. Nessuno di costoro assume la paternità del trafiletto diffamatore. Non c’è nessuno che abbia il coraggio civile di gridare : « Signor Battisti ! Voi avete percosso un innocente! L’autore dell’articolo sono io e ne assumo la responsabilità!».


-Il Degasperi, l’uomo della prosa sciatta, asintattica, il superficiale che invoca un orario delle ferrovie austriache per sfuggire a un contradditorio imbarazzante, tace nell’ombra.


-In qualunque redazione i compagni di lavoro dello schiaffeggiato avrebbero fatto atto di solidarietà con lui assumendone anche le difese. Ci sarebbe stata una vertenza cavalleresca, non mai un processo in tribunale.
Qui, invece, si ricorre alla Giustizia per farsi liquidare.... il conto dei propri dolori con una somma di 50 corone.


-Come non chiamare « mestieranti » i « poveri » Gadler, Spoleta, Degasperi, Chelodi, pennivendoli senza idee e uomini senza coraggio?
O banditi nella macchia nera del giornalismo clericale : voi siete più dispregevoli dell’assassino che affronta l’ignaro viandante — in pieno giorno — a viso aperto!
Voi aspettate invece la notte; voi colpite nella schiena; voi tentate insozzare col vostro fango le coscienze oneste e quando vi si chiama sulla piattaforma pubblica ad assumere la responsabilità delle vostre azioni, voi scivolate, sfuggite, vi nascondete o vi atteggiate — suprema ipocrisia ! — a vittime !


Articolo 5
http://www.scribd.com/doc/161595117/i-Teneri-Agnellini
- Ben quattro giorni sono occorsi alla cronica stitichezza intellettuale di un Degasperi, per trovare una qualunque miserevole risposta al mio articolo di sabato. E dopo a un cosi lungo periodo di faticosa elaborazione era in diritto di aspettarmi qualche cosa di meglio che quel lassativo comparso nella V. C. di ieri col titolo I violenti *. In quell’articolo c’è tutta la cerebrazione dei redattori del Trentino : Degasperi ha fatto la malacopia, Don Chelodi ha raddrizzato i periodi claudicanti, e soppresse le locuzioni dell’imperial regio lingua italo-austriaca, Don Gentili ha concesso l'imprimatur. Tirate le somme di tutto questo lavoro collettivo, un’esclamazione viene spontanea alle labbra: Che miseria!


- Lo scribivendolo clericale ammette che « nessuno gode il privilegio di fissare preventivamente le forme della lotta.... »


- Ma, prosegue il bolso copista


- Con somma arte gesuitica non si fa il nome di questo giornalista, ma tutti sanno a chi è diretta la frase.


- il « debile » Gadler, sanguinante da una impercettibile graffiatura di pochi millimetri, non potesse, né dovesse assumersi responsabilità alcuna. Ma voi, Degasperi, voi direttore del giornale, dovevate parlare e avete taciuto. Il vostro silenzio è la vostra condanna. Non avete avuto il coraggio di difendere personalmente lo schiaffeggiato, né di solidarizzare moralmente con lui : lo avete messo nelle mani dei giudici. Non parlate di « agitata vita pubblica » quando si tratta di una stupida insinuazione personale; non parlate di vigliaccheria, voi, povero eroe da palcoscenico dell’oratorio clericale !


- un’affermazione falsissima a proposito della mia fedina penale che è netta e non si macchierà mai di quei delitti per cui sono rimasti celebri nelle antiche e nelle recenti cronache molti fra i vostri insottanati.


- Dovremo rassegnarci con un fratesco « grazie » alla vostra diurna campagna di denigrazione personale contro di noi? Oh! magnifica impudenza possibile solo nella terra del Concilio, del Principe Vescovo e di Leo Taxil !


-O teneri agnellini dalle lane morbidette, perché respingete la riforma della sintassi e il rinnovamento della prosa? Fate male, perché avete bisogno dell’una e dell’altro. Un periodo che comincia cosi: «Rispetto alle nuove ingiurie, il posto che occupiamo » ecc. può passare solo in una lettera scritta da un caporale o da un portinaio tirolese — intendiamoci — non italiano d'Italia.


- Tutti i bisognisti che battono allo sportello delle vostre banche o si affollano nei magazzini delle vostre cooperative; gli ipocriti che si curvano dietro le misteriose garrette dei confessionali; i trafficanti che Cristo caccerebbe dai templi; gli arrivisti della torbida politica clericale; i filosofastri che non hanno il coraggio della vita ascetica e tendono al dominio di quelle cose profane che Gesù disprezzò, ecco gli uomini che giurano in verba Degasperi e fanno di un giornale semi-analfabeta l’arma delle loro piccole insidie! O teneri agnellini che « belate » contro la « nostra » violenza, noi vi conosciamo! Sotto il morbido velo voi nascondete il pelo rossastro ed ispido dei lupi. Ma i fatti e l’opera nostra che continueremo senza tregua vi pongono nella debita luce. In noi la violenza è 1’« episodio », in voi è il « sistema » nella vita e nella storia.


Articolo 6
http://www.scribd.com/doc/161595230/Il-Sacro-Ovile
- Ma gli « ignaziani », i seguaci di Loyola rifiutano di combattere ad armi pari : se sono più forti ti schiacciano, se sono più deboli ti calunniano. Vittoriosi, non hanno pietà; vinti, gridano alla sopraffazione, alla violenza !
La scuola di padre Ignazio fiorisce nel Trentino. Alla bassezza strisciante del gesuita, qui s’accoppia l’impudenza di chi comanda. Qui si « osa » essere clericali e non ci sono scrupoli circa l’impiego dei mezzi per conservare la supremazia economica, politica, morale.


- Io non voglio sollevare i centomila metti cubi di letame cattolico. Datemi del sublimato al 100/100.


articolo 9 - Riportato per intero -
http://www.scribd.com/doc/161595446/Dispensierie-di-celebrita
Da II Popolo, N. 2726, 14 giugno 1909, X.
Di Benito Mussolini


DISPENSIERE DI CELEBRITÀ
C’è fra i cittadini di Trento un signore che dirige un giornale, vi depone un « compitino » dopo un’incubazione che varia da un minimo di quattro giorni a un massimo.... indeterminato, e si presenta ai contradditori per..., fuggire. Questo bravo signore ha aggiunto alla sua trinità un quarto attributo : si è proclamato « dispensiere » di celebrità. Ma l’ellenico — oh! quanto! — Alcide è avaro, molto avaro come tutti quelli che vivono in contatto immediato con le banche cattoliche più o meno marmiferate. Egli distribuisce la celebrità, ma per cinque minuti solamente; non uno di più.
Grazie! Grazie!... o preziosissimo Alcide. Per godere i cinque minuti della celebrità che mi offri, io dovrei leggere per cinque minuti la tua prosa. Impossibile! Ci vuole lo stomaco di uno struzzo!


Articolo 13
http://www.scribd.com/doc/161596025/i-Giornalisti-Buffi
- Se io mi chiamassi Alcide Degasperi — dottore non si sa in che cosa — avrei alla Banca Cattolica delle azioni per 5000 corone, godrei di una medaglia di presenza di 10 corone per volta, ritirerei ogni fine di mese un lauto stipendio e a quest’ora preparerei le mie valigie per Roncegno o Campiglio, a rifornire d’ossigeno la mia non ancora esausta carcassa.


- Il cronista della V. C. infiora il racconto di bugie. Egli narra che mancò poco non fossi linciato : la polizia non fa parola di ciò. Si dice che io sono fuggito e tutti mi hanno visto fermo nel cortile. La « fuga prudente » è un sistema degasperiano.


Articolo 14
http://www.scribd.com/doc/161596088/Tenebre-e-Luce
- Quando certi « dottori » nostrani che potrebbero anche chiamarsi Alcide Degasperi, vanno a predicare davanti a povere ignare turbe di contadini che la chiesa è amica e protettrice della coltura e dell’istruzione; quando si afferma che i preti sono teneri [sic] del progresso civile, si cerca di sorprendere furbescamente la buona fede di chi ascolta e non sa. Il Vaticano odierno è identico al Vaticano del secolo XVI. È il covo dell’intolleranza e di una banda di rapinatori.
Articolo 15
http://www.scribd.com/doc/161596141/Il-Grande-Cadavere
- No! Voi lo sapete bene, egregio azionista di Banche cattoliche, che l’inferno è uno spauracchio per gl’imbecilli!
- Credetelo, signor Alcide. I giacobini di Via S. Pietro sono al corrente del movimento religioso contemporaneo quanto voi e i vostri amici con tonaca e senza.
E se è necessario che voi giustifichiate lo stipendio, piuttosto che scrivere articoli su questioni religiose, che dopo tutto interessano un picciol numero di individui, occupatevi di affari bancari che interessano la turba dei vostri clienti e rispondete con cifre e fatti alle cifre e ai fatti esposti dal Popolo riguardanti le vostre speculazioni cattoliche, cristiane... e.... marmifere.
Spogliate il « grande cadavere ».


articolo 16
http://www.scribd.com/doc/161596236/ciccaiuolo
- Che la mia entrata ufficiale nella redazione del Popolo urti i « volksbundisti », gli austriacanti, i papali di Via Romana, si comprende facilmente. Le loro cotenne portano ancora il segno delle mie frustate. Non c’è da meravigliarsi che gli scrittori della V. C. costruiscano anche nel caso attuale il solito edificio di menzogne e di malignazioni.
- E se domani il mio sacco non funziona, non potrò — malgrado la mia entrata al Popolo — ricorrere all’ausilio delle acque montane e permettermi una villeggiatura di due mesi. Questi lussi — pardon! — queste rinuncie, queste penitenze, queste miserie evangeliche sono riservate — ahi dura valle di lacrime! — ai poverelli evangelizzanti del vaticano trentino.


Articolo 18
http://www.scribd.com/doc/161596559/L’IGNOMINIOSA-FUGA-DEL-DR-DEGASPERI-DIRETTORE-DEL-TRENTINO
- Ecco: Che al Vaticano Trentino, giornale, comitato diocesano, segretariato operaio, banca cattolica, banca industriale, libreria e religione siano tutti rami salienti dallo stesso ceppo di affarismo rapinatore e profano è fuor di dubbio. Alcide, per esempio, direttore del giornale, diventa banchiere attraversando un corridoio e sagrestano a piè delle scale.


Articolo 19
- Ieri, mentre fra padroni e operai si discuteva, mentre all’« Andreas Hofer » il Dottor Degasperi catechizzava i suoi « fedelini », alla « Stadtbrauhaus » il compagno Mussolini teneva una conferenza svolgendo il tema : Il socialismo nella storia.


- In quella avanza il Dottor Degasperi non per contraddire — egli dice — ma semplicemente per una dichiarazione. Egli tenta di giustificare l’atteggiamento dei cristiano-sociali nella presente lotta operaia, fa appello alla concordia, gratifica di signori i presenti e di onorevoli i socialisti, ammette che gl’intervenuti sono socialisti quasi tutti e rinuncia a discutere col comp. Mussolini, traendo a pretesto la solita partenza per affari urgentissimi. Potevano essere le tre e minuti. Il treno salvatore parte alle 3 e 15. Fuori una carrozza aspetta Degasperi. I commenti ironici si convertono in una sonorosissima fischiata che saluta la fuga del campione del cristianesimo sociale.
Flor ha quindi la parola. Constata la fuga ignominiosa di Degasperi .
Mussolini deplora che l’orario delle ferrovie austriache abbia un treno che parte da Merano alle 3,15. Dichiara che non dirà nulla sul Degasperi, poiché una fuga così precipitosa è di una grande eloquenza