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lunedì 25 giugno 2012

PIZZINI MEDIORIENTALI


"L'Italia è il nostro più importante partner commerciale, e noi crediamo nelle relazioni con il nostro partner mediterraneo...Ma allo stesso tempo c'è l'Ue, e l'Italia è impegnata a portare avanti la politica di Bruxelles. Speriamo che la voce dell'Italia sia ascoltata di più nei confronti della Siria, in modo di aiutare il Paese invece di limitarsi a imporre sanzioni...Non neghiamo di avere una crisi politica, vogliamo che dai nostri vicini arrivi un aiuto, invece di trasformare la Siria in un'altra 'Kandahar'...qui non c'è più solo governo e opposizione, ma un terzo attore, qui ci sono al Qaida e i salafiti: l'Europa ci aiuti..."
L'Italia "è un grande Paese, molto importante nell'Unione europea, dovrebbe prevalere il suo buon senso in Europa".
A chi appartiene questa dichiarazione fatta qualche giorno fa? Al presidente curdo del Cns , Abdulbaset Sieda?
Ma no, al portavoce del ministero degli Esteri di Damasco, Jihad Makdissi.
Eppure, siamo abituati a pensare che l'Italia sia tra le prime nazioni d'Europa a volere il declino del legittimo presidente siriano, Bashar Al Assad.
Un avvertimento al nostro governo fantoccio, quindi ?
Nel frattempo, dopo l'abbattimento dell' F-4 turco in territorio siriano, il nostro (si fa per dire) ministro degli Esteri, Giulio Terzi , assicura che non lo scenario libico è "irripetibile".
Su quali basi può affermarlo?
Il governo turco è caduto in una trappola organizzata dai suoi stessi alleati?
Da cosa dipende l'equilibrio in quella regione?
E' un puzzle al quanto complesso.
La posta in gioco appare troppo alta, persino per l'Occidente....






domenica 17 giugno 2012

UNITA' D'INTENTI


La giornata di ieri dovrebbe essere ricordata da tutti come la giornata del Risveglio.
Le migliaia di persone (secondo le fonte ufficiali, 10 mila ) scese nelle strade di Roma per denunciare pubblicamente il loro dissenso contro la vivisezione, hanno dimostrato all'Italia e al mondo intero, l'importanza dell'informazione nell'Era moderna.
Il tema della vivisezione è da due secoli al centro di una diatriba scientifica ed etica.
Di tale diatriba, non siamo interessati e, difficilmente , ci potremo interessare in futuro. La vivisezione, essendo per noi pura perversione (celata  dal termine scienza -sic!- ), deve essere trattata alla stregua della pedofilia, di conseguenza, non sussiste discussione alcuna.
Come scrivevamo poc'anzi, l'Informazione è tornata regina sul sacro suolo del Paese.
Il lavoro fatto nell'arco di questi ultimi due anni dalle varie associazioni animaliste intorno a Green Hill , ha dato i suoi frutti . L'adesione massiccia di ieri ne è la prova.
Tuttavia, manca ancora il frutto più desiderato , il più succoso che la lotta può dare: la vittoria in Parlamento.
L'iter per l'abolizione definitiva della vivisezione è lontano dall'essere avviato e approvato.
Sicuramente la presenza di politicanti all'interno del movimento, non facilita tale azione. Che il doppiopetto sia un semplice palliativo e, nel contempo, serva come “osservatore interno” al movimento animalista (in realtà un termine improprio , in quanto non esiste un unico movimento) , è lapalissiano. Non per tutti, sicuramente. Il tempo, tuttavia,  schiarirà le idee a chi ora crede nella buona fede di certi personaggi.
Sempre nella capitale , nelle stesse ore, si svolgeva un'altra manifestazione, organizzata questa volta dalla Comunità siriana in Italia, dove un centinaio di sostenitori di  Bashar Al Assad (e, quindi, della sovranità siriana) esprimevano la loro solidarietà nei confronti del governo di Damasco e del Popolo Siriano, vittime di una vera e propria guerra sion-occidentale , per il controllo di quelle terre.
Abbiamo assistito, in un sol giorno, ad una vera e propria marcia di persone oneste, spinte da sentimenti nobili e di libertà . I primi, spinti per l'Amore verso i nostri fratelli animali, i secondi, per gli appartenenti alla nostra stessa specie.
Lo specismo, a Roma, ha visto tremare le sue fondamenta. Sì, perché se pur di difficile comprensione, chi muove guerre nel globo è lo stesso che spinge la scienza nel baratro della vivisezione, pratica utile solamente per ottenere i risultati sperati e , quindi,  il via libera all'immissione nel mercato globale di prodotti superflui, inutili ma soprattutto dannosi all'Uomo e alla Natura.
Quanto sia lucrosa l'attività della guerra e della vivisezione , nessuno  lo può sapere dettagliatamente; sappiamo però, e siamo in molti, quanto tutto ciò pesi sulle nostre spalle di contribuenti .
Se il nemico è comune , perché allora non unire le forze popolari sotto un' unica bandiera?
L'articolo di oggi non vuole ne traghettare 10 mila persone verso la Comunità siriana in Italia ne il suo contrario. Si vuole porre all'attenzione di questi  soldati dell'Onesto Agire,  l'importanza dell'unione di un intero Popolo, un'unione che non deve annullare le peculiarità dei gruppi esistenti sul territorio nazionale ma che, anzi, dia risalto ed eco all'Ideale di ognuno.
La controinformazione muove i suoi tentacoli verso l'opinione pubblica per distrarla con giochetti di prestigio . Chi definisce la vivisezione prestigiosa Scienza e chi addita Assad come dittatore , trae 'origine' dalla stessa centrale operativa.
Il centro del Potere che sovvenziona le  truppe mercenarie nel territorio siriano (si può leggere libico, iracheno, afghano ecc...) e i mass media nostrani,  è lo stesso che tutela la vivisezione ma non solo. Altri temi scottanti (come la Sovranità monetaria, le Bio e Nanotecnologie, la Predazione degli organi, la Mafia,l'Agro-business...) che vedono impegnati su altri fronti  associazioni di onesti cittadini, traggono vigore dallo stesso centro di Potere.
E allora perché la lotta popolare non ha la stessa origine se l'obiettivo finale è lo stesso?
Il vertice di questa maledetta piramide è unico e unico deve essere il Fronte di Liberazione.



“Volevo solo dire che tutte le idee che hanno enormi conseguenze sono sempre molto semplici. La mia idea consiste tutta in questo, che se gli uomini corrotti sono collegati tra loro e costituiscono una forza , bisogna che gli uomini onesti facciano la stessa cosa. Vedi come è semplice”.

[Guerra e pace - Lev Nikolaevic Tolstoj]

martedì 5 giugno 2012

L'INSEGNAMENTO DI SENECA



Gli ambasciatori siriani a Roma, Parigi , Berlino e Londra hanno lasciato le loro sedi diplomatiche. I rappresentanti del governo di Assad sono stati espulsi dal governo italiano, francese , tedesco e inglese a causa dell'orrendo crimine perpetrato ai danni degli abitanti di Hula. Tutti hanno eseguito le direttive del portavoce della Casa Bianca Jay Carney: Bashar al-Assad è il mandante della strage e deve essere isolato a livello internazionale.
“Cui prodest scelus, is fecit” scriveva Seneca e gli unici stati a ricordarselo,non sono quelli civili e democratici bensì, quelli considerati dalle Nazioni Unite, “Stati canaglia”.
La strage di Hula (più di cento i morti, decine  i bambini ) quale beneficio arrecherebbe al “regime” di Assad? Nessun beneficio, è questa l'elementare risposta . Una strage per giunta, avvenuta “sotto gli occhi” degli osservatori internazionali.
Come nasce, quindi,  la convinzione delle Nazioni Unite che sia Assad il mandante ?
Semplice. Gli addetti delle Nazioni Unite hanno sentito telefonicamente l'opposizione siriana e , quest'ultima, avrebbe indicato come colpevoli, i combattenti  “shabiha” , agli ordini del Presidente siriano. Una volta trovata la fonte, i mass media occidentali sono stati abbeverati a dovere.
Tra i paesi che hanno aderito all'azione delittuosa di allontanamento degli ambasciatori siriani, troviamo il neo eletto presidente francese,  François Hollande, di 'professione' socialista .
Nemmeno lui si sottrae dall'accusa di piaggeria atlantica come i suoi 'colleghi' europei.
Hollande non ha disatteso le aspettative statunitensi e israliane:  conferma così la continuità dell'agenda politica estera francese rassicurando gli investitori occidentali. D'altro canto, il giorno stesso della sua elezione, il presidente degli Stati uniti, Barack Obama, ha lanciato al suo omonimo francese, un avvertimento tipicamente mafioso: secondo il comunicato diffuso dalla Casa Bianca, Obama non vede l'ora di lavorare “su una serie di obiettivi comuni sul fronte dell'economia e della sicurezza”.
E Obama può stare tranquillo: il nuovo destriero è all'altezza del ruolo ricoperto.
Un po' meno tranquilli  dovrebbero essere invece i Popoli europei che, a causa del loro voluto stato   vegetativo,dimostrano una volta ancora , che poco se non nulla divide i Potenti dal Volgo ed essi, di conseguenza, troveranno naturale il loro posto sul banco degli imputati.  E la Storia, attraverso le nuove generazioni , presenterà il suo salato conto .

martedì 22 maggio 2012

IMMUNITA' ATLANTICA



La miseria umana nella quale vegeta la politica italiana non conosce fine e continua senza sosta ad inabissare l'intera penisola sui fondali della Storia, senza che nessuno provi a invertire questa nefasta rotta.
La vergognosa epoca in cui viviamo , permette all'Italia plutocratica di riconoscere un gruppo terroristico ed eversivo come il Cns di Bourhan Ghalioun nel più completo disinteresse della popolazione.
E' di pochi giorni fa la notizia del ricevimento a Roma, da parte del ministro degli Esteri italiano, del presidente del Consiglio nazionale siriano, Bourhan Ghalioun.
Costui è oramai disconosciuto persino dalla maggior parte dei comitati locali siriani d'opposizione a causa del suo essere “ostaggio della Fratellanza Musulmana” tuttavia, in Italia, riceve gli onori riservati ai capi di Stato stranieri.
Non ci sono dubbi che l'incontro avvenuto a Roma non è stato altro che un incontro a fini commerciali tra due cittadini comuni , assurti “autonomamente” a rappresentanti di Popolo ma che, in realtà, non rappresentano altro che gli interessi di società private pronte ad investire nella Siria post Assad.
Un paese come l'Italia che si definisce civile, può accogliere un criminale come Bourhan Ghalioun esclusivamente per intraprendere un processo internazionale per crimini contro l'umanità.
La scia di sangue che questo “uomo” lascia dietro di sé ha però il riflesso del Potere Atlantico e la sua immunità è data dal suo servilismo verso i padroni sion-americani , 'qualità' che lo pone al di sopra della legge , eleggendolo paladino della libertà ; libertà per i plutocrati , s'intende, di aprire nuovi mercati in una terra dove la sovranità di un Popolo sta resistendo da più di 14 mesi da attacchi infami interni ed esterni.
Dovremmo quindi concludere che la democratica Italia è veramente così miope dinanzi al sanguinario terrorismo da posare lo sguardo altrove senza protestare ?
Sì, se esso indossa il cilindro a stelle e strisce di zio Sam , un po' meno se esso riveste i panni del proletariato affamato di giustizia sociale.
Se le strade di Roma, difatti, si sono viste orfane di proteste, quelle di Genova erano gremite da migliaia di persone scese in piazza per dire “No al terrorismo” , una reazione civile voluta dai sindacati, dai partiti e da Confindustria a dieci giorni dall'attentato all'Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.
Una sfilata d'alta moda della società civile .
Sigle che da sempre sono in guerra per la supremazia sul Popolo ora sono strette sotto lo stesso ombrello , al riparo dalla rabbia proletaria che vede in loro, il cancro da estirpare.
L'attentato a Roberto Adinolfi ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, di come i sindacati , i partiti e gli industriali siano organi interni della mignatta che sta , inesorabilmente, togliendo ogni speranza di vita alla nostra Patria.
Il silenzio regnante nelle strade di Roma e il chiasso di Genova sono il sintomo di una coscienza popolare andata perduta , sostituita da una fiducia di comodo per le Istituzioni che porterà il Paese alla distruzione totale della libertà del singolo individuo, in cambio di un rassicurante funerale.
Ma il cuore della coscienza continua a battere e il suo battito risveglierà gli animi assopiti degli italiani, donandogli la gioia di vivere e di lottare per un mondo migliore, dove, ad esempio, l'unica accoglienza riservata a Bourhan Ghalioun sarà in un carcere di massima sicurezza .

domenica 13 maggio 2012

AUGURI MAMMA


Nel giorno della Festa della Mamma, il nostro pensiero corre a Magda Goebbels, simbolo di un Amore Materno sconosciuto agli italioti di oggi.

Con l'ausilio di un passo del libro L'IMPERATRICE NUDA di Hans Ruesch, tentiamo di aiutare il lettore privo pregiudizi,  a comprendere meglio cosa spinse Magda a quel tragico gesto che tutti noi conosciamo
Leggiamo a pg.114:
[...]Un'indagine svolta nel 1974 nell'Unione Sud-Africana rivelò che nel corso dei due anni precedenti , un numero stimato tra i 500 e i 1500 babbuini destinati ai laboratori nazionali morirono ancor prima dell'inizio degli esperimenti, per lo più di sete , d'insolazione o di freddo durante i trasporti. In un caso 20 babbuini adulti vennero trasportati  per 180 chilometri stipati in una gabbia di un metro per due metri e mezzo. Accade spesso che le madri decapitino i loro piccoli nel corso dei trasporti.
In tedesco si definisce con Affenliebe -amore scimmiesco- un amore materno esagerato. Ci si può immaginare a che punto di disperazione deve trovarsi una scimmia prima di uccidere il proprio figlioletto. Ma essa è evidentemente abbastanza intelligente da capire che per lui è meglio non arrivare vivo a destinazione […]



"...Per poter comprendere quale sia la strada giusta da percorrere, l'Uomo è costretto ad interrogare la Natura, madre da lui ripudiata ma della quale non  può fare a meno..."


mercoledì 9 maggio 2012

NEL TUO NOME


 Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978

In ricordo di un Uomo che riuscì a trasformare le parole in proiettili contro quel nemico che lo Stato democratico continua a proteggere, in quanto suo braccio armato: la Mafia.
Ed oggi, a 34 anni di distanza dall'omicidio di Peppino, ci interroghiamo quanto possa essere efficace una lotta senza armi contro chi le armi le possiede e le usa senza indugio sul Popolo inerme.
"Riposa in pace , Peppino, con questo Popolo c'è poco da fare: o si fa la Rivoluzione o si muore"

martedì 1 maggio 2012

LENIN E IL PRESENTE SIRIANO



Vladimir Il'ič Ul'janov è l'unico che può riportare un barlume d'intelletto nelle menti avvolte dalle tenebre del tradimento costantemente perpetuato dalla cosiddetta sinistra italiana.
La 'questione Siria' (ma adattabile a qualsiasi altro Paese colpito dall'imperialismo occidentale) necessita dell'intervento diretto di Lenin, per poter essere contestualizzato efficacemente.
Cosa è cambiato dal XX al XXI secolo? Quasi nulla. Il lettore si accorgerà di come le parole di Vladimir Il'ič Ul'janov siano attuabili in qualsiasi epoca storica e in qualsiasi luogo sperduto del mondo.
Laddove le lacrime riempiono i visi sporchi dei lavoratori, il verbo di Lenin torna a tuonare per rinfrancare i cuori dell'intero proletariato.
Per questo motivo che l'Italia di Mussolini fu la prima nazione a riconoscere la Russia dei Soviet . (1)


Nei testi che seguono (con possibilità di aggiornamento) sono messi in grassetto i passaggi importanti dei suoi scritti sull'autodecisione delle nazioni e, in rosso, quelli essenziali per l'apprendimento del suo pensiero nel contesto imperialista attuale, lontano dalla chiave di lettura apostata della sinistra italiana.
I protagonisti, oggi, non sono più singole nazioni bensì alleanze strategiche dei maggiori Stati d'Occidente con l'ausilio di Israele, da una parte e dall'altra, i Paesi considerati 'Canaglia', cioè tutti quei paesi in cerca di emancipazione a livello internazionale.


(1)


Scritto nel febbraio-maggio 1914
SUL DIRITTO DI AUTODECISIONE DELLE NAZIONI
[...]nello stato capitalistico la negazione della libertà di autodecisione , cioè di separazione, equivale soltanto alla difesa dei privilegi della nazione dominante e dei metodi polizieschi di governo a detrimento di quelli democratici.
Non c'è dubbio che il politicantismo, generato da tutti i rapporti della società capitalistica, provoca talvolta le chiacchiere oltremodo superficiali e persino semplicemente assurde dei parlamentari e dei pubblicisti sulla separazione di questa o quella nazione. Ma solo i reazionari possono lasciarsi spaventare (o fingere di esse spaventati) da simili chiacchiere. Chiunque si metta dal punto di vista della democrazia, chiunque sia cioè per la soluzione delle questioni politiche ad opera delle masse, sa benissimo che tra le chiacchiere dei politicanti e la decisione delle masse la “distanza è di grandi dimensioni”. Le masse della popolazione, istruite dall'esperienza quotidiana, conoscono bene l'importanza dei legami geografici ed economici, i vantaggi di un grande mercato e di un grande Stato, e decideranno di separarsi solo se l'oppressione e gli attriti nazionali renderanno assolutamente insopportabile la vita in comune, intralciando ogni specie di rapporti. Ma in questo caso gli interessi dello sviluppo capitalistico e della libertà per la lotta di classe saranno appunto dalla parte di coloro che si separano.

Scritto nel febbraio-maggio 1914
SUL DIRITTO DI AUTODECISIONE DELLE NAZIONI

Gli interessi della classe operaia e la sua contro il capitalismo esigono la piena solidarietà e l'unità più stretta degli operai di tutte le nazioni, esigono che si opponga resistenza alla politica nazionalistica della borghesia di qualsiasi nazionalità. Perciò negare alle nazioni oppresse il diritto di autodecisione , cioè di separazione, oppure sostenere tutte le rivendicazioni nazionali della borghesia delle nazioni oppresse, equivarrebbe, per i socialdemocratici, a sottrarsi ai compiti della politica proletaria e a subordinare gli operai alla politica borghese . Per l'operaio salariato è indifferente che il suo principale sfruttatore sia la borghesia grande-russa invece di quella allogena, o la borghesia polacca invece di quella ebraica ecc. L'operaio salariato , cosciente degli interessi della propria classe, è indifferente sia ai privilegi statali dei capitalisti grandi-russi sia alle promesse dei capitalisti polacchi o ucraini di instaurare il paradiso in terra, quando avranno conquistato i privilegi statali. Lo sviluppo del capitalismo prosegue comunque e proseguirà sia in uno stato plurinazionale che in singoli Stato nazionali.
L'operaio salariato rimarrà in tutti i casi un oggetto di sfruttamento, e per lottare con successo contro questo sfruttamento il proletariato deve essere esente dal nazionalismo, deve essere, per così dire, assolutamente neutrale nella lotta della borghesia delle diverse nazioni per la supremazia. Il minimo appoggio del proletariato di una qualsiasi nazione ai privilegi della “propria” borghesia nazionale susciterà inevitabilmente la sfiducia del proletariato delle altre nazioni, indebolirà la solidarietà nazionale di classe, dividerà gli operai con grande gioia della borghesia. Negare il diritto all'autodecisione o alla separazione significa inevitabilmente sostenere in pratica i privilegi della nazione dominante.

Scritto nel febbraio-maggio 1914
SUL DIRITTO DI AUTODECISIONE DELLE NAZIONI

Al socialista di una nazione che ne opprime altre, Marx rivolge domande sul suo atteggiamento verso la nazione oppressa e scopre immediatamente un difetto comune ai socialisti delle nazioni dominanti (inglese e russa): l'incomprensione dei loro doveri socialisti verso le nazioni asservite, le rimasticature di pregiudizi presi a prestito dalla borghesia della “grande nazione dominante”.

LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA E IL DIRITTO DELLE NAZIONI ALL'AUTODECISIONE (tesi)
Scritto nel gennaio-marzo 1916.
L'imperialismo è la fase suprema dello sviluppo del capitalismo. Il capitale ha sorpassato nei paesi avanzati i limiti degli Stati nazionali, ha sostituito alla concorrenza il monopolio, creando tutte le premesse oggettive per l'attuazione del socialismo. Perciò nell'Europa occidentale e negli Stati uniti la lotta rivoluzionaria del proletariato per l'abbattimento dei governi capitalistici e per l'espropriazione della borghesia è all'ordine del giorno. L'imperialismo spinge le masse verso questa lotta, acutizzando in modo straordinario gli antagonismi di classe, peggiorando le condizioni delle masse sia nel campo economico -trust, caroviveri-che in quello politico: il militarismo si sviluppa, le guerre diventano più frequenti, la reazione si rafforza, l'oppressione nazionale e il brigantaggio coloniale si accentuano e si estendono. Il socialismo vittorioso deve necessariamente instaurare la completa democrazia e, quindi, non deve attuare soltanto l'eguaglianza dei diritti delle nazioni oppresse, cioè il diritto alla libera separazione politica. Quei partiti socialisti i quali non dimostrassero mediante tutta la loro attività -sia oggi, sia nel periodo della rivoluzione, sia dopo la vittoria della rivoluzione – che essi liberano le nazioni asservite e basano il loro atteggiamento verso di esse sulla libera unione – e la libera unione non è che una frase menzognera senza la libertà di separazione – tali partiti tradirebbero il socialismo.
[...]
Come l'umanità non può giungere all'abolizione delle classi se non attraverso un periodo transitorio di dittatura della classe oppressa , così non può giungere all'inevitabile fusione delle nazioni se non attraverso un periodo transitorio di completa liberazione di tutte le nazioni oppresse , cioè di libertà di separazione.
[...]
Non soltanto la rivendicazione dell'autodecisione delle nazioni, ma tutti i punti del nostro programma minimo democratico erano stati prima , già nel XVII e nel XVIII secolo, presentati dalla piccola borghesia. E la piccola borghesia continua ancora oggi, utopisticamente, a presentare tutti questi punti, senza vedere la lotta di classe e il suo acuirsi in regime democratico, credendo nel capitalismo “pacifico”. É precisamente questa utopia, l'utopia dell'unione pacifica delle nazioni con eguali diritti sotto l'imperialismo, che inganna il popolo ed è difesa dai kautskiani. In contrapposto a questa utopia opportunista piccolo-borghese, il programma della socialdemocrazia deve mettere in evidenza la differenziazione delle nazioni in nazioni dominanti e nazioni oppresse, differenziazione fondamentale , essenzialissima e inevitabile nell'epoca imperialista...
Il proletariato deve esigere la libertà di separazione politica delle colonie e delle nazioni oppresse della “sua” nazione. Nel caso contrario , l'internazionalismo del proletariato resterà vuoto e verbale; tra gli operai della nazione dominante e gli operai della nazione oppressa non sarà possibile né la fiducia , né la solidarietà di classe; l'ipocrisia dei difensori riformisti e kautskiani del diritto di autodecisione , i quali non parlano delle nazionalità oppresse dalla “loro” nazione e violentemente mantenute nei confini del “loro” Stato, non sarà smascherata. Dall'altro lato, i socialisti delle nazioni oppresse debbono particolarmente difendere e attuare l'unità completa e incondizionata, quella organizzativa compresa, degli operai della nazione oppressa con quelli della nazione dominante. Senza questo non è possibile - date le manovre di ogni specie, i tradimenti e le infamie della borghesia – difendere la politica autonoma del proletariato e la sua solidarietà di classe col proletariato degli altri paesi, poiché la borghesia delle nazioni oppresse trasforma continuamente le parole d'ordine della liberazione nazionale in un inganno per gli operai: nella politica interna essa utilizza queste parole d' ordine per accordi reazionari colla borghesia delle nazioni dominanti...; nella politica estera tende ad accordarsi con una delle potenze imperialiste fra loro rivali per conseguire i suoi scopi di rapina ….

[...]
I paesi semicoloniali , come la Cina, la Persia, la Turchia e tutte le colonie con una popolazione di circa 1000 milioni di abitanti...I socialisti non soltanto debbono esigere la liberazione immediata, incondizionata, senza indennità delle colonie -e, questa rivendicazione, nella sua espressione politica, non significa altro, precisamente , che il riconoscimento del diritto di autodecisione,-ma debbono sostenere in questi paesi, nel modo più deciso , gli elementi più rivoluzionari dei movimenti democratici borghesi di liberazione nazionale, aiutarli nella loro insurrezione e , se il caso si presenta, nella loro guerra rivoluzionaria contro le potenze imperialiste che li opprimono.
[...]
Da un lato vediamo i servitori più o meno aperti della borghesia i quali difendono le annessioni perché l'imperialismo e l'accentramento politico sarebbero progressivi, e negano il diritto di autodecisione che essi definiscono utopistico, illusorio , piccolo borghese ecc....
Per quanto riguarda la questione delle annessioni, essa è diventata particolarmente attuale in relazione alla guerra. Ma che cos'è una annessione? E' facile convincersi che ogni protesta contro le annessioni o si riduce al riconoscimento dell'autodecisione delle nazioni oppure si basa sulla fraseologia pacifista che difende lo status quo e che è avversa a ogni violenza , anche rivoluzionaria. Una simile fraseologia è radicalmente sbagliata e inconciliabile col marxismo.

RISOLUZIONE SULLA QUESTIONE NAZIONALE
“Conferenza di aprile” 1917
La politica di oppressione nazionale , eredità dell'autocrazia e della monarchia, viene sostituita dai gradi proprietari fondiari, dai capitalisti e dalla piccola borghesia allo scopo di difendere i propri privilegi di classe e di dividere gli operai delle diverse nazionalità. L'imperialismo contemporaneo, che accentua la tendenza a subordinare i popoli deboli, è un nuovo fattore di aggravamento dell'oppressione nazionale.
Se l'oppressione nazionale può essere eliminata nella società capitalistica, ciò può realizzarsi soltanto quando la struttura del regime dello Stato sia quello di una repubblica democratica conseguente, che garantisca la completa uguaglianza di tutte le nazioni e di tutte le lingue […]
Solo se il proletariato riconosce alle nazioni il diritto di separarsi , si potrà garantire la piena solidarietà tra gli operai delle diverse nazioni e favorire un riavvicinamento realmente democratico tra le nazioni.