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martedì 22 maggio 2012

IMMUNITA' ATLANTICA



La miseria umana nella quale vegeta la politica italiana non conosce fine e continua senza sosta ad inabissare l'intera penisola sui fondali della Storia, senza che nessuno provi a invertire questa nefasta rotta.
La vergognosa epoca in cui viviamo , permette all'Italia plutocratica di riconoscere un gruppo terroristico ed eversivo come il Cns di Bourhan Ghalioun nel più completo disinteresse della popolazione.
E' di pochi giorni fa la notizia del ricevimento a Roma, da parte del ministro degli Esteri italiano, del presidente del Consiglio nazionale siriano, Bourhan Ghalioun.
Costui è oramai disconosciuto persino dalla maggior parte dei comitati locali siriani d'opposizione a causa del suo essere “ostaggio della Fratellanza Musulmana” tuttavia, in Italia, riceve gli onori riservati ai capi di Stato stranieri.
Non ci sono dubbi che l'incontro avvenuto a Roma non è stato altro che un incontro a fini commerciali tra due cittadini comuni , assurti “autonomamente” a rappresentanti di Popolo ma che, in realtà, non rappresentano altro che gli interessi di società private pronte ad investire nella Siria post Assad.
Un paese come l'Italia che si definisce civile, può accogliere un criminale come Bourhan Ghalioun esclusivamente per intraprendere un processo internazionale per crimini contro l'umanità.
La scia di sangue che questo “uomo” lascia dietro di sé ha però il riflesso del Potere Atlantico e la sua immunità è data dal suo servilismo verso i padroni sion-americani , 'qualità' che lo pone al di sopra della legge , eleggendolo paladino della libertà ; libertà per i plutocrati , s'intende, di aprire nuovi mercati in una terra dove la sovranità di un Popolo sta resistendo da più di 14 mesi da attacchi infami interni ed esterni.
Dovremmo quindi concludere che la democratica Italia è veramente così miope dinanzi al sanguinario terrorismo da posare lo sguardo altrove senza protestare ?
Sì, se esso indossa il cilindro a stelle e strisce di zio Sam , un po' meno se esso riveste i panni del proletariato affamato di giustizia sociale.
Se le strade di Roma, difatti, si sono viste orfane di proteste, quelle di Genova erano gremite da migliaia di persone scese in piazza per dire “No al terrorismo” , una reazione civile voluta dai sindacati, dai partiti e da Confindustria a dieci giorni dall'attentato all'Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.
Una sfilata d'alta moda della società civile .
Sigle che da sempre sono in guerra per la supremazia sul Popolo ora sono strette sotto lo stesso ombrello , al riparo dalla rabbia proletaria che vede in loro, il cancro da estirpare.
L'attentato a Roberto Adinolfi ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, di come i sindacati , i partiti e gli industriali siano organi interni della mignatta che sta , inesorabilmente, togliendo ogni speranza di vita alla nostra Patria.
Il silenzio regnante nelle strade di Roma e il chiasso di Genova sono il sintomo di una coscienza popolare andata perduta , sostituita da una fiducia di comodo per le Istituzioni che porterà il Paese alla distruzione totale della libertà del singolo individuo, in cambio di un rassicurante funerale.
Ma il cuore della coscienza continua a battere e il suo battito risveglierà gli animi assopiti degli italiani, donandogli la gioia di vivere e di lottare per un mondo migliore, dove, ad esempio, l'unica accoglienza riservata a Bourhan Ghalioun sarà in un carcere di massima sicurezza .

domenica 13 maggio 2012

AUGURI MAMMA


Nel giorno della Festa della Mamma, il nostro pensiero corre a Magda Goebbels, simbolo di un Amore Materno sconosciuto agli italioti di oggi.

Con l'ausilio di un passo del libro L'IMPERATRICE NUDA di Hans Ruesch, tentiamo di aiutare il lettore privo pregiudizi,  a comprendere meglio cosa spinse Magda a quel tragico gesto che tutti noi conosciamo
Leggiamo a pg.114:
[...]Un'indagine svolta nel 1974 nell'Unione Sud-Africana rivelò che nel corso dei due anni precedenti , un numero stimato tra i 500 e i 1500 babbuini destinati ai laboratori nazionali morirono ancor prima dell'inizio degli esperimenti, per lo più di sete , d'insolazione o di freddo durante i trasporti. In un caso 20 babbuini adulti vennero trasportati  per 180 chilometri stipati in una gabbia di un metro per due metri e mezzo. Accade spesso che le madri decapitino i loro piccoli nel corso dei trasporti.
In tedesco si definisce con Affenliebe -amore scimmiesco- un amore materno esagerato. Ci si può immaginare a che punto di disperazione deve trovarsi una scimmia prima di uccidere il proprio figlioletto. Ma essa è evidentemente abbastanza intelligente da capire che per lui è meglio non arrivare vivo a destinazione […]



"...Per poter comprendere quale sia la strada giusta da percorrere, l'Uomo è costretto ad interrogare la Natura, madre da lui ripudiata ma della quale non  può fare a meno..."


mercoledì 9 maggio 2012

NEL TUO NOME


 Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978

In ricordo di un Uomo che riuscì a trasformare le parole in proiettili contro quel nemico che lo Stato democratico continua a proteggere, in quanto suo braccio armato: la Mafia.
Ed oggi, a 34 anni di distanza dall'omicidio di Peppino, ci interroghiamo quanto possa essere efficace una lotta senza armi contro chi le armi le possiede e le usa senza indugio sul Popolo inerme.
"Riposa in pace , Peppino, con questo Popolo c'è poco da fare: o si fa la Rivoluzione o si muore"

martedì 1 maggio 2012

LENIN E IL PRESENTE SIRIANO



Vladimir Il'ič Ul'janov è l'unico che può riportare un barlume d'intelletto nelle menti avvolte dalle tenebre del tradimento costantemente perpetuato dalla cosiddetta sinistra italiana.
La 'questione Siria' (ma adattabile a qualsiasi altro Paese colpito dall'imperialismo occidentale) necessita dell'intervento diretto di Lenin, per poter essere contestualizzato efficacemente.
Cosa è cambiato dal XX al XXI secolo? Quasi nulla. Il lettore si accorgerà di come le parole di Vladimir Il'ič Ul'janov siano attuabili in qualsiasi epoca storica e in qualsiasi luogo sperduto del mondo.
Laddove le lacrime riempiono i visi sporchi dei lavoratori, il verbo di Lenin torna a tuonare per rinfrancare i cuori dell'intero proletariato.
Per questo motivo che l'Italia di Mussolini fu la prima nazione a riconoscere la Russia dei Soviet . (1)


Nei testi che seguono (con possibilità di aggiornamento) sono messi in grassetto i passaggi importanti dei suoi scritti sull'autodecisione delle nazioni e, in rosso, quelli essenziali per l'apprendimento del suo pensiero nel contesto imperialista attuale, lontano dalla chiave di lettura apostata della sinistra italiana.
I protagonisti, oggi, non sono più singole nazioni bensì alleanze strategiche dei maggiori Stati d'Occidente con l'ausilio di Israele, da una parte e dall'altra, i Paesi considerati 'Canaglia', cioè tutti quei paesi in cerca di emancipazione a livello internazionale.


(1)


Scritto nel febbraio-maggio 1914
SUL DIRITTO DI AUTODECISIONE DELLE NAZIONI
[...]nello stato capitalistico la negazione della libertà di autodecisione , cioè di separazione, equivale soltanto alla difesa dei privilegi della nazione dominante e dei metodi polizieschi di governo a detrimento di quelli democratici.
Non c'è dubbio che il politicantismo, generato da tutti i rapporti della società capitalistica, provoca talvolta le chiacchiere oltremodo superficiali e persino semplicemente assurde dei parlamentari e dei pubblicisti sulla separazione di questa o quella nazione. Ma solo i reazionari possono lasciarsi spaventare (o fingere di esse spaventati) da simili chiacchiere. Chiunque si metta dal punto di vista della democrazia, chiunque sia cioè per la soluzione delle questioni politiche ad opera delle masse, sa benissimo che tra le chiacchiere dei politicanti e la decisione delle masse la “distanza è di grandi dimensioni”. Le masse della popolazione, istruite dall'esperienza quotidiana, conoscono bene l'importanza dei legami geografici ed economici, i vantaggi di un grande mercato e di un grande Stato, e decideranno di separarsi solo se l'oppressione e gli attriti nazionali renderanno assolutamente insopportabile la vita in comune, intralciando ogni specie di rapporti. Ma in questo caso gli interessi dello sviluppo capitalistico e della libertà per la lotta di classe saranno appunto dalla parte di coloro che si separano.

Scritto nel febbraio-maggio 1914
SUL DIRITTO DI AUTODECISIONE DELLE NAZIONI

Gli interessi della classe operaia e la sua contro il capitalismo esigono la piena solidarietà e l'unità più stretta degli operai di tutte le nazioni, esigono che si opponga resistenza alla politica nazionalistica della borghesia di qualsiasi nazionalità. Perciò negare alle nazioni oppresse il diritto di autodecisione , cioè di separazione, oppure sostenere tutte le rivendicazioni nazionali della borghesia delle nazioni oppresse, equivarrebbe, per i socialdemocratici, a sottrarsi ai compiti della politica proletaria e a subordinare gli operai alla politica borghese . Per l'operaio salariato è indifferente che il suo principale sfruttatore sia la borghesia grande-russa invece di quella allogena, o la borghesia polacca invece di quella ebraica ecc. L'operaio salariato , cosciente degli interessi della propria classe, è indifferente sia ai privilegi statali dei capitalisti grandi-russi sia alle promesse dei capitalisti polacchi o ucraini di instaurare il paradiso in terra, quando avranno conquistato i privilegi statali. Lo sviluppo del capitalismo prosegue comunque e proseguirà sia in uno stato plurinazionale che in singoli Stato nazionali.
L'operaio salariato rimarrà in tutti i casi un oggetto di sfruttamento, e per lottare con successo contro questo sfruttamento il proletariato deve essere esente dal nazionalismo, deve essere, per così dire, assolutamente neutrale nella lotta della borghesia delle diverse nazioni per la supremazia. Il minimo appoggio del proletariato di una qualsiasi nazione ai privilegi della “propria” borghesia nazionale susciterà inevitabilmente la sfiducia del proletariato delle altre nazioni, indebolirà la solidarietà nazionale di classe, dividerà gli operai con grande gioia della borghesia. Negare il diritto all'autodecisione o alla separazione significa inevitabilmente sostenere in pratica i privilegi della nazione dominante.

Scritto nel febbraio-maggio 1914
SUL DIRITTO DI AUTODECISIONE DELLE NAZIONI

Al socialista di una nazione che ne opprime altre, Marx rivolge domande sul suo atteggiamento verso la nazione oppressa e scopre immediatamente un difetto comune ai socialisti delle nazioni dominanti (inglese e russa): l'incomprensione dei loro doveri socialisti verso le nazioni asservite, le rimasticature di pregiudizi presi a prestito dalla borghesia della “grande nazione dominante”.

LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA E IL DIRITTO DELLE NAZIONI ALL'AUTODECISIONE (tesi)
Scritto nel gennaio-marzo 1916.
L'imperialismo è la fase suprema dello sviluppo del capitalismo. Il capitale ha sorpassato nei paesi avanzati i limiti degli Stati nazionali, ha sostituito alla concorrenza il monopolio, creando tutte le premesse oggettive per l'attuazione del socialismo. Perciò nell'Europa occidentale e negli Stati uniti la lotta rivoluzionaria del proletariato per l'abbattimento dei governi capitalistici e per l'espropriazione della borghesia è all'ordine del giorno. L'imperialismo spinge le masse verso questa lotta, acutizzando in modo straordinario gli antagonismi di classe, peggiorando le condizioni delle masse sia nel campo economico -trust, caroviveri-che in quello politico: il militarismo si sviluppa, le guerre diventano più frequenti, la reazione si rafforza, l'oppressione nazionale e il brigantaggio coloniale si accentuano e si estendono. Il socialismo vittorioso deve necessariamente instaurare la completa democrazia e, quindi, non deve attuare soltanto l'eguaglianza dei diritti delle nazioni oppresse, cioè il diritto alla libera separazione politica. Quei partiti socialisti i quali non dimostrassero mediante tutta la loro attività -sia oggi, sia nel periodo della rivoluzione, sia dopo la vittoria della rivoluzione – che essi liberano le nazioni asservite e basano il loro atteggiamento verso di esse sulla libera unione – e la libera unione non è che una frase menzognera senza la libertà di separazione – tali partiti tradirebbero il socialismo.
[...]
Come l'umanità non può giungere all'abolizione delle classi se non attraverso un periodo transitorio di dittatura della classe oppressa , così non può giungere all'inevitabile fusione delle nazioni se non attraverso un periodo transitorio di completa liberazione di tutte le nazioni oppresse , cioè di libertà di separazione.
[...]
Non soltanto la rivendicazione dell'autodecisione delle nazioni, ma tutti i punti del nostro programma minimo democratico erano stati prima , già nel XVII e nel XVIII secolo, presentati dalla piccola borghesia. E la piccola borghesia continua ancora oggi, utopisticamente, a presentare tutti questi punti, senza vedere la lotta di classe e il suo acuirsi in regime democratico, credendo nel capitalismo “pacifico”. É precisamente questa utopia, l'utopia dell'unione pacifica delle nazioni con eguali diritti sotto l'imperialismo, che inganna il popolo ed è difesa dai kautskiani. In contrapposto a questa utopia opportunista piccolo-borghese, il programma della socialdemocrazia deve mettere in evidenza la differenziazione delle nazioni in nazioni dominanti e nazioni oppresse, differenziazione fondamentale , essenzialissima e inevitabile nell'epoca imperialista...
Il proletariato deve esigere la libertà di separazione politica delle colonie e delle nazioni oppresse della “sua” nazione. Nel caso contrario , l'internazionalismo del proletariato resterà vuoto e verbale; tra gli operai della nazione dominante e gli operai della nazione oppressa non sarà possibile né la fiducia , né la solidarietà di classe; l'ipocrisia dei difensori riformisti e kautskiani del diritto di autodecisione , i quali non parlano delle nazionalità oppresse dalla “loro” nazione e violentemente mantenute nei confini del “loro” Stato, non sarà smascherata. Dall'altro lato, i socialisti delle nazioni oppresse debbono particolarmente difendere e attuare l'unità completa e incondizionata, quella organizzativa compresa, degli operai della nazione oppressa con quelli della nazione dominante. Senza questo non è possibile - date le manovre di ogni specie, i tradimenti e le infamie della borghesia – difendere la politica autonoma del proletariato e la sua solidarietà di classe col proletariato degli altri paesi, poiché la borghesia delle nazioni oppresse trasforma continuamente le parole d'ordine della liberazione nazionale in un inganno per gli operai: nella politica interna essa utilizza queste parole d' ordine per accordi reazionari colla borghesia delle nazioni dominanti...; nella politica estera tende ad accordarsi con una delle potenze imperialiste fra loro rivali per conseguire i suoi scopi di rapina ….

[...]
I paesi semicoloniali , come la Cina, la Persia, la Turchia e tutte le colonie con una popolazione di circa 1000 milioni di abitanti...I socialisti non soltanto debbono esigere la liberazione immediata, incondizionata, senza indennità delle colonie -e, questa rivendicazione, nella sua espressione politica, non significa altro, precisamente , che il riconoscimento del diritto di autodecisione,-ma debbono sostenere in questi paesi, nel modo più deciso , gli elementi più rivoluzionari dei movimenti democratici borghesi di liberazione nazionale, aiutarli nella loro insurrezione e , se il caso si presenta, nella loro guerra rivoluzionaria contro le potenze imperialiste che li opprimono.
[...]
Da un lato vediamo i servitori più o meno aperti della borghesia i quali difendono le annessioni perché l'imperialismo e l'accentramento politico sarebbero progressivi, e negano il diritto di autodecisione che essi definiscono utopistico, illusorio , piccolo borghese ecc....
Per quanto riguarda la questione delle annessioni, essa è diventata particolarmente attuale in relazione alla guerra. Ma che cos'è una annessione? E' facile convincersi che ogni protesta contro le annessioni o si riduce al riconoscimento dell'autodecisione delle nazioni oppure si basa sulla fraseologia pacifista che difende lo status quo e che è avversa a ogni violenza , anche rivoluzionaria. Una simile fraseologia è radicalmente sbagliata e inconciliabile col marxismo.

RISOLUZIONE SULLA QUESTIONE NAZIONALE
“Conferenza di aprile” 1917
La politica di oppressione nazionale , eredità dell'autocrazia e della monarchia, viene sostituita dai gradi proprietari fondiari, dai capitalisti e dalla piccola borghesia allo scopo di difendere i propri privilegi di classe e di dividere gli operai delle diverse nazionalità. L'imperialismo contemporaneo, che accentua la tendenza a subordinare i popoli deboli, è un nuovo fattore di aggravamento dell'oppressione nazionale.
Se l'oppressione nazionale può essere eliminata nella società capitalistica, ciò può realizzarsi soltanto quando la struttura del regime dello Stato sia quello di una repubblica democratica conseguente, che garantisca la completa uguaglianza di tutte le nazioni e di tutte le lingue […]
Solo se il proletariato riconosce alle nazioni il diritto di separarsi , si potrà garantire la piena solidarietà tra gli operai delle diverse nazioni e favorire un riavvicinamento realmente democratico tra le nazioni.

venerdì 20 aprile 2012

NESSUN COMPROMESSO


Si prova disgusto per la campagna pubblicitaria lanciata, in questi giorni , dalla fondazione americana Foundation for Biomedical Research . Sui loro cartelloni pubblicitari, sparsi negli Stati uniti, troviamo una bambina e un topo bianco con il nefasto interrogativo: “Chi vorresti vedere vivo?”. (1)
Ad un primo impatto può sembrare 'solo' un'azione di propaganda a favore della vivisezione :
attraverso gli esperimenti sui topi, ci dicono, possono ottenere risultati positivi per la cura di diverse malattie , malattie che possono colpire anche nostra figlia .
Senza dibattere la liceità di utilizzare una bambina per una campagna pretestuosa e antiscientifica , dobbiamo soffermarci sulla subdola trappola voluta dalla Foundation for Biomedical Research :
portare allo scontro chi è a favore e chi è contro alla vivisezione, spingendo questi ultimi a proporre l'Uomo come l'unico vero modello da assurgere a 'cavia'.
L'ineludibile deriva della lotta contro la vivisezione rappresenta quindi, la drammatica soggezione di diverse associazioni 'animaliste' dinanzi allo strapotere delle multinazionali .
E i primi focolai di guerra illuminano i nostri volti avvolti dal buio di un'epoca senza storia , da un tempo segnato dal battere sonante della diabolica moneta .
L'inserimento, tra le proposte alternative, di test sugli organi umani o , addirittura, sui “morti cerebrali” è stupida incoscienza e dà vita ad un estenuante e serrato contrasto tra le diverse correnti di pensiero .
Essere antispecisti significa credere nel sacrosanto diritto alla vita di tutti gli esseri senzienti, senza distinzione di specie.
Che senso avrebbe dare origine ad un nuovo sfruttamento?
La lotta deve essere scevra da compromessi e deve puntare alla risoluzione totale del problema e non dipendere dall'accondiscendenza del nemico.
Cadere nella trappola di chi detiene il Potere , cambiare lo schiavo alla macina, non risolverà il problema della vivisezione, anzi, tenderà a creare un nuovo fronte di guerra , quello tra 'animalisti' e 'umanisti' rafforzando l'ostacolo che ci separa dalla liberazione di tutti gli esseri senzienti. L'unica auspicabile.


(1) Nella versione italiana: “Un giorno ti potrei salvare la vita” .

mercoledì 28 marzo 2012

PARITA' DI TRATTAMENTO





E' innegabile il ribrezzo per quanto è avvenuto a Tolosa . L'uccisione di bambini è una ignominia inaccettabile, un crimine contro l'umanità che accende in ognuno di noi , sentimenti di pietà per le vittime e di vendetta verso i carnefici. Ed è su questo concetto che si basa questo scritto.
Detto questo, verranno spedite al mittente qualsivoglia accusa di 'antisemitismo' o trasgressione della legge Mancino. Sia chiaro: non temiamo di commettere reati di questo tipo, dopotutto la Verità non conosce vincoli di legge e l'intero arco della Storia dell'Uomo dimostra come , il più delle volte, le voci libere provengano da celle anguste e gelide mentre , a piede libero, rimangono i 'Vermilinguo' di turno. Se la Verità ci costringerà ad infrangere leggi terrene, saremo disposti a pagarne le conseguenze. Anche le più estreme. Ma non sarà questo il caso.
A dispetto di quanto detto, sappiamo però, che il presente scritto potrà essere frainteso ed utilizzato contro questo blog , per il compiacimento di alcuni gruppi. Non possiamo, tuttavia, esimerci dal confrontare due situazioni che si sono venute a creare, in soli due anni, dopo azioni terroristiche che hanno visto nei bambini, le vittime sacrificali.
Durante il viaggio in Israele , nel febbraio del 2010, il “grande combattente” per la libertà e per la pace (secondo il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu) , Silvio Berlusconi, ex presidente del Consiglio , Silvio Berlusconi, nel suo intervento alla Knesset, dichiara :
“...Sono fiero di ricordare in questa solenne occasione che l’Italia seppe reagire con un grande ‘Israel Day’ di solidarietà e di amore quando le bombe umane seminavano morte ad Haifa, a Tel Aviv, a Gerusalemme sui vostri autobus, nei vostri luoghi di ritrovo, nelle vostre feste nuziali, nelle vostre cerimonie religiose...L'Italia e’ orgogliosa di molti gesti di solidarietà verso il vostro paese, come ad esempio il rifiuto del nostro governo a partecipare alla Conferenza ‘Durban II’ di Ginevra, che voleva sanzionare Israele con intollerabili accuse di razzismo e di violenza. Come il nostro voto contrario al rapporto Goldstone che intendeva criminalizzare Israele per la reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza”. (1)
Nessuna parola è spesa per i 320 bambini uccisi nella “reazione” israeliana.
Anzi, tale cifra viene dimenticata , se non addirittura denigrata, dalle parole in grassetto di poc'anzi.
Trascorsi due anni, nel marzo 2012, assistiamo al pellegrinaggio di diverse personalità politiche, tra le quali spiccano il sindaco Gianni Alemanno , il sindaco Giuliano Pisapia e il ministro della Cooperazione Andrea Riccardi, alle sinagoghe di Milano e di Roma, per le veglie organizzate per ricordare le vittime dell'ultima azione compiuta da Mohammed Merah in Francia, più precisamente a Tolosa.
Il rispetto della vita di un bambino va oltre la sua etnia o appartenenza religiosa eppure , quello che è apparso ai nostri occhi , è una discriminazione razziale senza eguali, perpetrata da personaggi politici, rappresentanti del Popolo italiano.
Non si dibatte se è corretto o meno ostentare, con fierezza, d'essere uno schiavo in doppiopetto intorno alla macina, strumentalizzando una tragedia .
Non è nostra intenzione ricordare al sindaco Gianni Alemanno di come possa essere considerata discriminazione razziale tutelare una sola comunità di individui , 'creando' dei quartieri , già di loro pertinenza, vigilati 24 ore su 24, a spese della società civile:
“Si sta lavorando con la comunità ebraica per creare nuove misure strutturali di sicurezza che rimangano per sempre a difesa del quartiere ebraico e di tutta la sinagoga. Saranno misure permanenti a difesa in particolare delle scuole perché dobbiamo difendere i bambini e non abbassare la soglia di attenzione...C’è una grande preoccupazione in tutte le comunità ebraiche d’Europa non è un pericolo che va sottovalutato. L’antisemitismo è ancora vivo ed è un pericolo che può colpire ancora. Un problema serio che tocca tutti, cui ogni stato ed ogni città dovrebbe dare una risposta”.
Desideriamo ardentemente un'opinione pubblica unanime nel richiedere una parità di trattamento per le vittime del terrorismo. Non possono esistere pesi e misure diversi dinanzi allo spargimento di sangue innocente, per di più di bambini.
In situazioni come queste, è inconcepibile vedere un Popolo in silenzio a contare gli anelli della sua catena.
Denunciare l' “ineguaglianza politica” dinanzi alla morte di un bambino, è l'unico vero primo passo da fare, verso il rispetto della vita umana e della Libertà.

(1) Il discorso completo di Silvio Berlusconi:
http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Pdf/berlusconi_knesset_governo.pdf




giovedì 15 marzo 2012

FERTILIZZANTE DI NUOVA GENERAZIONE

FERTILIZZANTE PER TERRENI INCOLTI


Utilizzato in tutto il mondo, continua a dare ottimi risultati all'Occidente imperialista e terrorista. 
Il simbolo, il "riflesso" del dollaro , dà garanzia della tracciabilità della filiera.